UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PISA
Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Filosofia
_________________
La simmetria tra ordine e disordine
(un confronto tra Claude Lévi-Strauss e Ignacio Matte Blanco)
Relatore:
Prof.ssa MANUELA PASCHI
Candidata:
ANTONELLA DI MARTINO
Anno Accademico 1996-97
INDICE
INTRODUZIONE..............................................................
I PARTE.............................................................................
L’ambito tradizionale della simmetria: ordine, armonia e legalità.
...........................................................................p.6Simmetria e natura.
.........................................................p.12Simmetria e geometria.
....................................................p.16La simmetria tra natura e cultura in Lévi-Strauss.
...............p.19Inconscio, arte e sogno
..........................................................p.33La simmetria al di fuori del suo ambito tradizionale: tra disordine e infinito
.................................................................p.37Lévi-Strauss e Matte Blanco: due diverse esperienze intorno alla simmetria
...............................................................................p.43NOTE..........................................................................p.52
II PARTE...........................................................................
L’antinomia fondamentale in Matte Blanco...............................
....................................................p.73Come si manifesta l’antinomia fondamentale
........................p.87L’emozione e l’inconscio come strutture bi-logiche
...............p.94Il modo indivisibile tradotto in linguaggio tridimensionale
...................................................................p.100L’infinito come struttura bi-logica
......................................p.109Strutture bi-logiche nel lavoro di Melanie Klein
.................p.116Bi-logica e metodo scientifico
.............................................p.119Antinomia fondamentale e principio di simmetria
...............p.121NOTE........................................................................p.124
III PARTE..........................................................................
L’equilibrio mentale e il principio di simmetria
..................p.128Simmetria, forma e contenuto
.............................................p.133Conflitti sociali ed espressione artistica
..............................p.139I cinque livelli strutturali in cui si organizzano logica simmetrica e logica classica
..................................................................p.144CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE................................
La simmetria tra ordine e disordine
....................................p.155NOTE........................................................................p.172
BIBLIOGRAFIA.......................................................p.174
INTRODUZIONE
Questa tesi si propone di mettere in luce alcune peculiarità del principio di simmetria, principalmente attraverso l’analisi del ruolo da essa svolto nelle opere dell’antropologo Claude Lévi-Strauss1 e dello psicoanalista Ignacio Matte Blanco2.
La scelta di questi autori è stata fatta con lo scopo di confrontare due diversi campi d’azione del principio di simmetria, ed esaminare i contrasti che ne emergono.
Le argomentazioni che intendo sviluppare si possono condensare in tre punti fondamentali.
1) La simmetria viene sottoposta ad una analisi descrittiva, al fine di delineare nei particolari le radici della sua appartenenza alla sfera dell’ordine, della legalità e dell’armonia, tratteggiando i diversi ambiti (arte, natura, conoscenza, organizzazione sociale) in cui essa svolge un ruolo significativo. Questa appartenenza va rintracciata, attraverso le ricerche di Lévi-Strauss, ben oltre l’area della civiltà occidentale, sottolineando in questo modo l’universalità del principio di simmetria.
2) La ricerca intorno ai presupposti ontologici del principio di simmetria viene approfondita in relazione all’ipotesi di "antinomia fondamentale" proposta da Matte Blanco, considerando anche il modo in cui l’autore definisce il ruolo della simmetria nell’equilibrio psichico.
3) Viene in seguito operato un confronto tra l’azione destabilizzante svolta dal principio di simmetria nell’area della salute mentale e la funzione opposta che la simmetria sembra esplicare nei settori vagliati nella prima parte della tesi.
Seguendo questo percorso, arriverò a proporre una soluzione del contrasto tra la simmetria creatrice di ordine e armonia, tipica della tradizione e dell’arte classica, e la simmetria che Matte Blanco descrive come fautrice di caos e instabilità.
In Tristi tropici3 e Il pensiero selvaggio4 Lévi-Strauss, ha descritto il ruolo strutturale della simmetria nelle diverse culture, sia quelle cosiddette primitive, sia quelle che vengono considerate più evolute. Arte, organizzazioni sociali, sistemi totemici, tutte le tradizioni culturali risultano strutturate sempre per mezzo di opposizioni, tra cui la simmetria svolge un ruolo fondamentale.
Secondo l’autore il pensiero scientifico non è essenzialmente differente dal pensiero dei popoli che vengono considerati primitivi. La cultura umana si esprime sempre seguendo diverse combinazioni dello stesso insieme finito di regole: dalle città ai sistemi filosofici, dalle tecniche più sofisticate all’artigianato più rudimentale, dalle opere d’arte alle ipotesi scientifiche.
Dal confronto delle culture che vengono considerate primitive e quelle che si vantano di essere progredite, scaturisce un fondamento comune costituito da strutture invarianti e inconsce, costanti e atemporali. Questi costrutti, prescindendo dai contenuti, si riflettono in un bisogno di ordine fondamentale e irrinunciabile per l’uomo. Si tratta di una necessità presente in tutti gli aspetti della cultura, che si manifesta articolandosi in un sistema di opposizioni e esprimendosi in un linguaggio che non si limita all’ambito verbale.
Artefice di ordine e armonia nell’arte e in tutti i prodotti dell’attività umana, la simmetria nell’ottica di Matte Blanco sembra invece svolgere un ruolo destabilizzante nell’ambito dell’equilibrio psichico. In Pensare, sentire, essere 5 la simmetria sembra infatti significare disordine, illegalità, dissoluzione della logica6. In netto contrasto con il senso comune, che accosta automaticamente la simmetria all’ordine, alle regole e alla logica, Matte Blanco avvicina l’ordine all’asimmetria, e descrive la logica aristotelica7 come un sistema di relazioni asimmetriche 8.
Matte Blanco partendo dal principio di simmetria è giunto ad elaborare un nuovo tipo di logica: la bi-logica. In essa si intrecciano, senza arrivare mai né ad una fusione, né ad una sintesi compiuta, la logica classica e la logica simmetrica. L’impossibilità di sintesi fra le due logiche è dovuta al fatto che la logica simmetrica, ovvero la logica in cui vige il principio di simmetria, conduce alla totale dissoluzione della logica classica.
Il principio di simmetria è presente in tutti gli strati della nostra psiche, ma soprattutto nell’inconscio più profondo, dove esso porta infine alla disgregazione completa delle categorie spazio-temporali che appartengono alla coscienza.
In Pensare, sentire, essere, Matte Blanco ipotizza un presupposto metafisico, che identifica l’essenza dell’uomo e del mondo in due modi di essere distinti e antinomici. Si tratta dell’antinomia fondamentale, che sembra avere la funzione di spiegare la presenza e le caratteristiche della bi-logica.
La simmetria dunque in quest’ottica fa parte di un linguaggio che riconduce ad un modo di essere che sembra diametralmente opposto a quello tradizionalmente assegnatole: logica, legge e ordine. Matte Blanco arriva a questo risultato non solo attraverso l’analisi del suo lavoro di psicoanalista, ma anche riproponendo i paradossi di Zenone sul movimento e le problematiche intorno al concetto matematico di infinito.
I PARTE
L’ambito tradizionale della simmetria: ordine, armonia e legalità.
"Simmetria" è un termine che comprende un’area semantica vastissima, ricca di sfumature e differenze. Le sue possibilità di applicazione sono notevoli e conducono ad una estesa molteplicità di campi di indagine.
Il principio di simmetria è inerente ai domini delle arti plastiche e dell’architettura, ma anche a quelli della letteratura e della musica. In questi campi la simmetria viene affiancata a termini affini o equivalenti come "equilibrio", "proporzione", "ordine". Anche questi vocaboli appartengono ad un ampio assortimento di discipline, scienze e tecniche sostanzialmente eterogenee. Gli ambiti della rappresentazione pittorica e scultorea non sono affatto estranei alla matematica, e infatti anche qui ritroviamo la simmetria. La geometria offre definizioni rigorose del principio di simmetria, che vengono usate soprattutto in campi scientifici affini, e in particolar modo in fisica, chimica, cristallografia e mineralogia.
Se ci si sofferma nel campo dell’arte e delle problematiche estetiche, la simmetria viene accostata a concetti più specifici come "armonia" "bellezza", "semplicità". La simmetria in questo caso viene facilmente allargata al significato specificatamente estetico di "equilibrio fra le parti" e "armonia di proporzioni". Ma si ritrovano ancora "ordine", "proporzione" e "armonia". Da "armonia" a "melodia", "musica" e "ritmo" il passo è breve, e si arriva alla sfera del suono, della danza e del movimento. Oltre al movimento relativamente semplice e terreno dei corpi umani il principio di simmetria concerne il movimento dei corpi celesti, l’astronomia, e di nuovo la fisica, la matematica, la geometria con le sue forme simmetricamente perfette: il cerchio e il quadrato, il cubo e la sfera.
Di fronte a tale ampiezza semantica non è facile formulare una definizione esaustiva del termine "simmetria".
Il termine proviene dal latino "symmetria", e dal greco "summetria", che a sua volta deriva da metron, misura. H. Weil7, nel suo interessante trattato Symmetry, sottolinea il fatto che il termine greco "summetria" (alla lettera: "stessa misura") aveva un significato diverso da quello odierno. Come equivalente propone la parola tedesca "Ebenmass", in quanto esprime l’idea di "giusto mezzo". Weil ricorda il "giusto mezzo", ipotizzato dall’Etica Nicomachea di Aristotele come punto di riferimento di una giusta prassi umana, e da Galeno nel De Temperamentis come lo stato d’animo ugualmente distante dai due estremi.
Per riassumere le caratteristiche comuni del principio di simmetria in tutte le sue vaste applicazioni odierne, è possibile utilizzare la prima definizione del Dictionnaire de la langue française Larousse del termine francese symétrie: "Correspondance de position, de forme, de mesure par rapport à un axe entre les éléments d’un ensemble ou entre deux ou plusieurs ensembles". Ovvero: una ordinata corrispondenza di posizione, di forma, di misura in rapporto ad un asse, asse che può ritrovarsi al centro di un insieme o di più insiemi.
Più avanti si trovano alcune definizioni pertinenti ad ambiti specifici, che tuttavia possono ricalcare la prima definizione. Prendiamo ad esempio la terza definizione, che fa riferimento alla matematica: "Disposition de deux figures qui se correspondent point par point, de telle sorte que deux points correspondants de l’une et de l’autre soient à l’égale distance d’un point, d’une droite ou d’un plan donnés, et de part et d’autre." (Disposizioni di due figure che corrispondono punto per punto, in modo che due punti corrispondenti di entrambe si trovino ad eguale distanza da un punto, da una retta o da un piano dati, sia da una parte che dall’altra.) Paragoniamola alla quinta definizione, molto più breve, che fa riferimento all’ambito letterario: "Disposition parallèle de deux éléments d’une même phrase." (Disposizione parallela di due elementi di una stessa frase.) Entrambe, pur appartenendo a campi diversi, possono essere comprese dalla prima definizione, che delinea in un sistema di relazioni il principio di simmetria.
La seconda definizione del Larousse interpreta la simmetria in modo meno rigoroso, non come insieme di rapporti, ma come concetto più sfumato, legato intimamente con la bellezza: "Harmonie et régularité résultant de certaines combinaisons, de certaines proportions: Des vases, des meubles rangés avec symétrie." (Armonia e regolarità che risultano da certe combinazioni, da certe proporzioni: Dei vasi, dei mobili sistemati simmetricamente).
H. Weil introduce il suo saggio con una contrapposizione tra due diverse aree semantiche del termine simmetria, facendo riferimento da una parte all’uso comune del termine, in cui il termine simmetria è legato intimamente alla bellezza e utilizzabile in un campo vastissimo, e d’altra parte all’ambito più ristretto della geometria.
La simmetria bilaterale secondo H. Weil è "un concetto assolutamente preciso, di carattere puramente geometrico" 9. Essa costituisce lo schema fondamentale delle forme di vita più complesse. Scrive Weil: "Un corpo, una configurazione spaziale è simmetrica rispetto a un dato piano E se, riflettendosi rispetto ad E, si riporta in se stessa." 10
Tuttavia, non è difficile definire questo tipo di simmetria, anche senza l’aiuto di esemplificazioni di tipo geometrico. Infatti, è sufficiente dividere idealmente il corpo umano attraverso un asse verticale in due parti uguali, per ottenere un esempio valido di simmetria bilaterale.
Un diverso tipo di simmetria è quella rotatoria. Una figura geometrica realizza una simmetria rotatoria intorno ad un asse A se qualsiasi movimento di rotazione compiuto intorno a questo asse la restituisce a se stessa. A partire dai tempi dei pitagorici e di Platone, la sfera e il cerchio rappresentano la simmetria assoluta e ideale, in quanto esemplare concreto di simmetria rotatoria totale. Infatti, un qualsiasi punto P su un cerchio ( o sulla superficie della sfera) può essere fatto ruotare in ogni senso intorno al centro e ricondotto a se stesso.
Weil riassume così il rapporto tra filosofia classica e simmetria: "I pitagorici ritenevano che il cerchio, nel piano, e la sfera, nello spazio, fossero le figure geometriche più perfette, in virtù della loro completa simmetria di rotazione, ed Aristotele attribuì forma sferica ai corpi celesti perché qualunque altra forma ne avrebbe diminuito la divina perfezione. Rifacendosi a queste idee, un poeta moderno (Anna Wickam, Envoi, da The Contemplative Quarry, Harcourt, Brace and Co., 1921) si rivolge alla divinità definendola come "Somma Simmetria"11:
Oh Tu, Signore, Somma Simmetria,
che hai seminato in me l’ardente brama,
prima sorgente della mia tristezza,
per tutti i giorni che ho gettato al vento
e consumati in strade senza forma
dammi, o Signore, una cosa perfetta."
Simmetria e natura.
Uscendo dalla sfera delle produzioni umane ritroviamo la simmetria in tutte le forme di vita. Dalle forme più semplici a quelle più complesse, dal virus al corpo umano, dai vegetali agli animali, tutti gli organismi vivono su schemi simmetrici.
Gli animali più semplici, i microrganismi, sono legati alla forma simmetrica per eccellenza: la sfera. Le forme di vita più evolute sono invece legate alla simmetria bilaterale. Come abbiamo visto, per illustrare questo tipo particolare di simmetria possiamo fare riferimento al corpo umano: ma non completamente. Se consideriamo infatti i vari organi, troviamo delle eccezioni: ad esempio il cuore si trova spostato sulla sinistra e non al centro, e non si può scindere in due parti uguali. Il pancreas è localizzato al centro ma con la coda a sinistra, e non sarebbe facile dividerlo in due parti uguali. L’esempio più eclatante di asimmetria organica è costituito dal fegato, che è decisamente spostato a destra e possiede forma completamente asimmetrica. Anche l’intestino ha una struttura asimmetrica, mentre gli arti conservano una maggiore proporzione di simmetria.
Sembra che l’asimmetria compaia in seguito a qualche accidente o cambiamento esterno, come se gli organismi ricorressero alla asimmetria per compensare un equilibrio minacciato. Ad esempio l’asimmetria dell’intestino umano è stata causata all’adattamento dell’organo a mutate necessità alimentari. La forma irregolare di quest’organo ha a sua volta generato altre forme di asimmetria all’interno del corpo, l’equilibrio spezzato ha provocato una serie di reazioni a catena12.
L’asimmetria dunque non solo è compatibile con la vita, in quanto riveste sempre un carattere secondario in tutti gli organismi, ma non è nemmeno escluso che sia in qualche modo connessa con l’evoluzione degli esseri viventi. La crescita della complessità delle forme di vita e delle percentuali di asimmetria sembra procedere parallelamente. Infatti, scendendo verso le forme viventi più primitive (batteri, virus), si registra l’aumento della semplicità, dell’equilibrio e della simmetria. Più la specie è primitiva, più la forma si avvicina alla perfezione simmetrica.
Gli astri in assenza di influssi gravitazionali assumono sempre la costruzione simmetrica perfetta: la sfera. Infatti quando ad esempio gli astronauti che si trovano fuori dell’orbita terrestre lasciano cadere nel vuoto dell’acqua, questa forma una sfera, che in assenza di influenze gravitazionali è perfetta (in questo caso anche il corpo dell’astronauta può interferire con una forza d’attrazione gravitazionale). Il motivo è che le molecole d’acqua, avendo ciascuna una identica forza d’attrazione gravitazionale, tendono inevitabilmente a disporsi in una forma in cui la tensione risulti uguale in ogni punto: tale è la sfera13.
La bellezza armonica delle forme dei cristalli, in cui si intrecciano simmetria e asimmetria, è dovuta alla regolarità della loro struttura atomica sottoposta agli influssi della gravità terrestre. Ciò che conferisce bellezza, tanto da far sembrare ciò che è inerte l’opera di una volontà volta ad un fine estetico, pare dunque determinato da una necessità intrinseca della materia.
Bellezza, conoscenza e simmetria possiedono dunque degli elementi in comune, anche se appartengono a discipline che negli ultimi secoli hanno subito una radicale scissione. Sicuramente, seguendo i canoni estetici odierni, la simmetria pare inserita nel perimetro della bellezza classica e ordinata, del limite ragionevole e finito, della legalità rassicurante dell’intelletto, in contrasto con tutto ciò che è disordine e caos, sentimento ed infinito.
Simmetria e geometria.
Nell’ambito della geometria si concepisce il principio di simmetria al di là di implicazioni estetiche o morali, come una nozione di carattere relativo, un certo tipo di rapporti identificabile all’interno di un sistema.
Un "sistema" inteso in senso rigorosamente geometrico può essere ad esempio un insieme A formato da punti. Il numero dei punti del sistema può essere sia finito che infinito. La simmetria del sistema A riguarda i reciproci rapporti tra i punti di A.
Non c’è un limite alla molteplicità di sistemi che si possono concepire o rappresentare. Un segmento, un cerchio, una sfera sono sistemi geometrici. Qualsiasi figura geometrica è un sistema.
Inoltre, qualsiasi figura, oggetto, insieme di oggetti, che contenga relazioni di tipo simmetrico, può essere considerato un sistema, indipendentemente dal suo grado di complessità. Un sistema infatti può essere indifferentemente semplice o complesso. Dunque una definizione geometrica, che riguardi sistemi esclusivamente geometrici, ovvero figure geometriche, può essere poi applicata anche ad altri ambiti.
La simmetria riguarda una o molteplici proprietà di un sistema dato. Per determinare esattamente la simmetria di un sistema è necessario denotare a quale o quali proprietà del sistema vengono rapportate le considerazioni di simmetria.
Ad esempio, facendo riferimento ad un sistema A formato da un ottaedro colorato, si potrà parlare di differenti tipi di simmetria:
1) la simmetria che concerne solamente gli aspetti geometrici dell’ottaedro, ovvero facce, spigoli, vertici, angoli...
Da un punto di vista esclusivamente geometrico, si definisce simmetria in relazione ad una proprietà P di un sistema di punti A:
I) ogni trasformazione isometrica I, ovvero ogni trasformazione I che applicata al sistema A trasformi il sistema A in se stesso rispetto alla particolare proprietà P.
II) l’applicazione della trasformazione isometrica I al sistema A, che ripetuta consecutivamente un numero n intero di volte riporti il sistema A allo stato iniziale.
Simmetria di una proprietà P di un sistema A è dunque una qualsiasi trasformazione isometrica (o isometria) che lasci invariata la proprietà P nel sistema A.
2) La simmetria che concerne in particolare i colori.
3) La simmetria che concerne sia i colori, sia gli aspetti geometrici dell’ottaedro. In questo caso le relazioni riguardano le relazioni di corrispondenza tra le parti dell’ottaedro, che includono sia gli aspetti geometrici sia altri aspetti.
Se vogliamo un esempio di struttura geometrica perfettamente simmetrica dobbiamo ricorrere ancora una volta alla sfera: una struttura tridimensionale che realizza una completa simmetria di rotazione14.
La simmetria tra natura e cultura in Lévi-Strauss.
L’ambiente artificiale che abbiamo costruito assomiglia alla natura, anche se non ci ricordiamo spesso di questa somiglianza. Gli strumenti primitivi, i semplici oggetti di uso comune, i più sofisticati prodotti della tecnologia, sono legati dalla stessa tendenza a rinnovare l’assetto delle strutture inorganiche e degli organismi degli esseri viventi. Le città e le abitazioni in cui viviamo sono fondate sui percorsi tracciati dai grandi fenomeni astronomici e meteorologici.
Il nostro spazio si dimostra costruito, suddiviso e ordinato secondo severi parametri simmetrici. Non è facile esaminare i motivi di questa scelta, tanto generalizzata da sembrare ovvia.
Complessivamente, la simmetria conferisce stabilità, armonia e funzionalità. Ad esempio, si rivela necessaria per accordare non solo armonia alle sculture, ma anche un equilibrio concreto, che permetta alla scultura di "reggersi in piedi".
Una costruzione poco equilibrata, ovvero che non contenga rapporti simmetrici fra le parti, non solo non è bella, ma non è neppure funzionale. I dipinti vengono contenuti in cornici e spazi rigorosamente simmetrici, per ragioni estetiche e anche concrete. Non solo non sarebbe facile identificare e leggere delle opere pittoriche che non siano delimitate da contorni precisi, ma risulterebbe anche difficile organizzarne un’esposizione coerente.
Lévi-Strauss sostiene che la vita urbana rappresenta un modello privilegiato attraverso cui distinguere chiaramente la realizzazione di questa necessità15. Le città seguono schemi ben precisi, si realizzano in planimetrie che seguono modelli geometrici rigorosi. Nelle metropoli come nei villaggi tribali, la simmetria non è mai assente. Esigenze diverse si intrecciano per formare schemi geometricamente ben definiti: le intersezioni delle strade dividono il traffico dei veicoli e dei commerci, edifici privati ed edifici pubblici si distinguono nell’architettura e nelle dislocazioni, quartieri ricchi e quartieri poveri si dividono seguendo criteri precisi. Ad esempio è sorprendente la tendenza diffusa dello sviluppo urbano a seguire la stessa traiettoria del sole: nelle topografie ricchezza e povertà si organizzano quasi sempre lungo una traiettoria ideale che da oriente va verso occidente, dividendosi simmetricamente lo spazio in due zone dal valore opposto. Questa consuetudine non obbedisce a direttive esplicite, ma ad influenze che pur non essendo consapevoli né codificate obbediscono ad un imperativo costante, che si ritrova in città lontanissime nello spazio e anche nel tempo. Soprattutto i popoli primitivi obbediscono fedelmente a queste consegne, e questo, secondo l’autore, può anche non essere visto come un segno di cieca superstizione ma di saggezza. Ottemperare a queste teleologie inconsce può portare più facilmente all’armonia mentale e alla salute fisica, poiché esse obbediscono a dei bisogni che sono comuni a tutti gli uomini. Lo spazio va dunque ripartito seguendo simmetricamente le divisioni che gli uomini hanno imposto a sé stessi, e questo in vista di un ordine che inglobi in un unico organismo i differenti livelli della vita, alla ricerca di una armonia totalizzante.
Queste osservazioni sembrano confermare la collocazione della simmetria all’interno della sfera dell’ordine e dell’armonia. Come l’ordine della natura si organizza spontaneamente seguendo proporzioni simmetriche, così i popoli cosiddetti selvaggi seguirebbero saggiamente e spontaneamente quest’ordine, seguendo delle vie che sono state già tracciate. La follia dell’uomo moderno secondo l’autore sarebbe quella di aver cercato nuove strade, abbandonando una sicurezza che derivava dal suo stesso essere. Simmetria secondo questa concezione è in sintesi sinonimo di salute e armonia con la natura, la docile esecuzione di schemi e ritmi che fanno da sempre parte del nostro territorio e del nostro modo di essere.
La scienza ha il privilegio di possedere una indiscutibile efficacia pratica, ma anch’essa secondo Lévi-Strauss riveste un ruolo molto più importante di quello pratico: quello di introdurre un principio d’ordine nell’universo16.
Lo scopo fondamentale della scienza non sarebbe dunque quello di produrre una tecnologia che ci aiuti a vivere meglio, e neppure quello di aumentare le nostre conoscenze. Scopo principale del pensiero scientifico, e di ogni pensiero umano, sarebbe invece quello di portare il massimo grado di ordine possibile nel mondo che percepiamo.
Questa esigenza di ordine, che si manifesta universalmente, ci permette di comprendere forme di cultura lontane nel tempo e nello spazio dalla nostra. Codici e convinzioni di tipo totemico secondo Lévi-Strauss differiscono dal pensiero scientifico soltanto per quel che riguarda gli effetti pratici. La magia non è mai stata in grado di far volare l’uomo, la scienza invece sì, ma scopo prioritario di entrambe non è quello di ottenere il volo, ma un ordine.
Poiché l’esigenza di organizzare il disordine in un ordine è comune sia all’arte che alla scienza non ci si deve sorprendere se la tassonomia possiede anche un valore estetico. Lévi-Strauss, come abbiamo visto, illustra differenti applicazioni del principio di simmetria: pittura corporea, arte in generale, e l’organizzazione sociale, che condivide con le prime due la stessa natura formale.
Nella visione di Lévi-Strauss, oggetti e decorazioni, grandi città e sinfonie musicali sono esplicazioni individuali e collettive che nascono in gran parte da volontà e percorsi non consapevoli. Ma non si tratta di un semplice accostamento metaforico: arti e tecniche condividono veramente secondo l’autore la stessa natura, sono una costruzione incredibilmente composita, in cui si intrecciano fittamente scopi semplici, immediati e razionali a motivazioni più nascoste, arcaiche e sotterranee. L’opera d’arte si differenzia dalle altre solo perché è un prodotto individuale, anche se poi viene condivisa da una collettività. In Tristi Tropici Lévi-Strauss si esprime molto chiaramente in proposito: "Il sociologo può apportare il suo contributo a questa elaborazione di un umanesimo globale e concreto. Infatti le grandi manifestazioni della vita sociale hanno in comune con l’opera d’arte il fatto che nascono al livello dell’inconscio, e benché siano collettive nel primo caso e individuali nel secondo, la differenza resta secondaria, è anzi soltanto apparente, perché le une sono prodotte "dal" pubblico, e le altre "per" il pubblico, e questo pubblico costituisce il denominatore comune di entrambe, e determina le condizioni della loro creazione." 17
Le città rappresentano per Lévi-Strauss il punto di arrivo e di impatto di una molteplicità di intenzioni inconsce e consapevoli, di scopi pratici collettivi e scelte individuali, di necessità primitive e tecnologie moderne. Il traguardo di una mediazione tra sogno e realtà, natura e cultura, arte e artificio: una costruzione incredibilmente composita, in cui simmetria e asimmetria si mescolano nella ricerca di un equilibrio stabile. Simmetria e asimmetria tessono la trama di un tessuto unitario che unisce arte e artigianato, tecnica e scienza, natura e cultura.
Claude Lévi-Strauss: il metodo.
Il metodo di Claude Lévi-Strauss affonda le sue radici teoriche essenzialmente nello strutturalismo18, e nel modello psicoanalitico freudiano. Linguistica20 e psicoanalisi hanno soprattutto il merito di aver aperto uno spiraglio all’indagine di quei meccanismi che, pur non essendo consci, hanno un’importanza fondamentale nel determinare il comportamento umano. Infatti l’attenzione di Lévi-Strauss vuole andare al di là dei significati e delle giustificazioni coscienti ed esplicite sottese alle diverse culture.
Il senso socialmente riconosciuto del vissuto comune, non è mai, secondo Lévi-Strauss, il senso autentico. Non c’è nessuna continuità tra la realtà che viene sperimentata dalla coscienza individuale e collettiva, e la realtà delle regole che vengono effettivamente messe in atto dai singoli e dalle società. In altre parole, uomini e civiltà agiscono secondo leggi che in gran parte vengono ignorate. Per giustificare e dare un ordine plausibile a queste azioni, gli uomini mentono poi a sé stessi, costruendo miti e razionalizzazioni.
Lévi-Strauss afferma di studiare l’uomo dall’esterno, come uno scienziato studia dall’esterno il comportamento delle formiche. Come le formiche costruiscono formicai, così gli uomini costruiscono opere d’arte, sistemi filosofici, società e città. Osservando la struttura di una città si può imparare moltissimo su quella formica complicata che è l’uomo, molto più che studiando il metodo scientifico o i sistemi filosofici. Il suo campo di indagine non si limita alle società primitive, ma ha l’ambizione di comprendere in un’unica prospettiva anche le società moderne. La sua antropologia rifiuta qualsiasi scissione tra la mentalità moderna e quella dell’uomo primitivo, così come esclude qualsiasi divisione tra le costruzioni umane che tradizionalmente vengono separate. Nell’ottica di Lévi-Strauss la dicotomia tra natura e cultura può essere conservata perché utile da un punto di vista metodologico, ma non appartiene affatto alla realtà. Il compito dell’antropologia è stato quello di ricondurre l’uomo alla sua essenza, ma il suo fine ultimo va oltre: ricondurre infine ad unità dicotomie antiche, che per secoli hanno svolto un ruolo fondamentale nella dialettica filosofica: cultura e natura, uomo e mondo, spirito e materia.
Come l’uomo appartiene intimamente alla natura, visto che l’opposizione tra natura e cultura è di natura esclusivamente metodologica, così gli schemi cognitivi umani sono affini ai loro oggetti. Ma non si tratta di una corrispondenza ingenua tra struttura cognitiva cosciente e oggetto conosciuto: in questo senso Lévi-Strauss ha accettato e applicato la lezione di Freud21 che lo ha portato a guardare al di là di ciò che è razionale, e accentrare la sua attenzione su ciò che sembra più lontano dalla razionalità. Ma Freud e Lévi-Strauss non hanno la pretesa di scoprire la realtà ultima e autentica, la cosa in sé che si nasconde dietro l’apparenza irrazionale delle cose; si tratta solo di riuscire a tradurre in qualche modo in parole qualcosa che per sua natura non ha accesso alla realtà, e che perciò viene definito "inconscio".
Nel Pensiero selvaggio la mentalità dei popoli che vengono giudicati primitivi, e che veniva considerata una mentalità "pre-logica", viene studiata minuziosamente attraverso le forme in cui essa si manifesta. Miti e riti, magia e classificazione della natura, dinamiche sociali e totemismo: secondo Lévi-Strauss il tutto può essere ricondotto ad un unico sistema dalla logica raffinata, che pretende di comprendere esaustivamente uomo e natura.
La nostra cultura ha assimilato da tempo l’abitudine di dividere la conoscenza in campi separati: la scienza sperimentale è separata nettamente da tutto il resto: arte, letteratura, filosofia. La scienza a sua volta si divide in ramificazioni complesse: ci sono scienze che si occupano della materia vivente (medicina, biologia...), scienze che si occupano di materia inerte (chimica, fisica...), e scienze che si trovano al confine, come ad esempio la biofisica, tra materia viva e materia inerte, o la psicologia, che invece si ritrova in bilico tra materia e ciò che una volta veniva chiamato "spirito".
La logica "selvaggia" invece rifiuta di suddividere il mondo in compartimenti stagni. Fonda un ordine totalizzante, un sistema unico, in cui la realtà non viene divisa in discipline diverse. Si tratta di una logica che fonda le sue distinzioni su dati concreti, ovvero sulle qualità sensibili. Ma anche partendo dalle qualità sensibili, è possibile ottenere un ordine alla molteplicità dell’esistente.
Il modello formale di questo sistema si basa su fondamentali principi di opposizione, su semplici schemi dualistici che si sviluppano in un complesso sistema di classificazione. Espresso graficamente, quest’ordine assumerebbe la forma di una struttura arboriforme.
Si tratta dunque di culture minuziosamente organizzate, affatto prive di logica, che anche se non hanno storia sono simili alla nostra nei fondamenti formali. Lévi-Strauss pensa che questi fondamenti celino i principi costitutivi da cui si dipartono tutte le diverse espressioni di ciò che è umano. In teoria dovrebbe essere possibile ridurre l’apparente complessità espressiva della razza umana a pochi codici essenziali, simili ai codici genetici, costituiti da coppie di opposti. Un limitato numero di opposizioni sarebbe il seme da cui si sviluppano scienza, poesia, arte e anche i sogni.
La forma in quest’ottica è dunque la costante che lega indissolubilmente le diverse culture, che ad uno sguardo superficiale sembrerebbero divise da differenze incolmabili. Se non è il bisogno di conoscenza ma il bisogno di ordine l’esigenza fondamentale su cui vengono costruite tutte le culture 22, e se il pensiero scientifico è solo l’ultima parte, per quanto utile ed efficace, di un insieme vasto e multiforme, ma accomunato dall’esigenza di dare un ordine comprensibile al mondo, allora l’attenzione dell’antropologo deve essere centrata sull’arte e sui miti dei popoli selvaggi.
Come il pensiero scientifico è la punta dell’iceberg della cultura umana, così la coscienza è la punta dell’iceberg di un territorio più vasto, in gran parte inconscio. Per arrivare a scoprire questo territorio bisogna dunque indagare al di là della logica scientifica. Lévi-Strauss cerca dunque di studiare l’uomo attraverso quelle forme espressive dove è possibile rintracciare più facilmente l’influenza delle strutture inconsce.
Lévi-Strauss, in Tristi Tropici, scrive: "...non possiamo impedire che, per ogni uomo, la direzione est-ovest sia quella del compimento; e che per l’abitante delle regioni temperate dell’emisfero australe il nord sia la sede del freddo e della notte, il sud quella del calore e della luce. Niente di tutto questo traspare nel comportamento ragionevole di ogni individuo...". In effetti, questa necessità di ricalcare determinate strutture imposte dalla natura non raggiunge quasi mai il livello della coscienza. Proprio queste sono le strutture che interessano Lévi-Strauss ed è questo il motivo per cui egli paragonò la psicoanalisi alla geologia. Come la geologia, così la psicoanalisi cerca di approfondire fenomeni dall’apparenza talmente oscura da sembrare insondabili, di infiltrarsi in un territorio in cui non serve solo la razionalità, ma anche "sensibilità, intuito e gusto" 23. Uno dei territori preferiti da Lévi-Strauss è dunque l’arte in tutte le sue manifestazioni e anche i manufatti e le tecniche più umili prodotte dall’uomo.
Il paragone tra l’inconscio e le profondità della terra può rendere particolarmente esplicita l’idea di conoscenza propria di Lévi-Strauss. Se come abbiamo visto, il soggetto conoscente partecipa della stessa natura dell’oggetto conosciuto, e ciò non vuol dire che il vissuto, con le sue opposizioni razionali (natura e cultura, logico e prelogico...) corrisponda semplicemente all’oggetto, allora la vera natura delle cose appartiene all’inconscio, e bisogna indagare l’inconscio come il geologo cerca di rintracciare attraverso i segni esteriori la linea di contatto tra due strati geologici. L’inconscio è dunque, in quest’ottica, più vicino all’essenza delle cose, e cercando di avvicinarsi ai suoi contenuti nascosti ci si può avvicinare a quello che è il fine ultimo e ancora lontano dell’antropologia: superare le opposizioni razionali e riportare infine l’uomo alla natura, e la vita alla materia inerte.
Inconscio, arte e sogno.
Uno dei maggiori punti di riferimento di Lévi-Strauss è l’opera freudiana. Siccome l’influenza della teleologia inconscia viene spesso rinvenuta nell’ambito delle produzioni artistiche, mi sembra importante riassumere il punto di vista freudiano nell’ambito della genesi dell’opera d’arte.
In L’interpretazione dei sogni Freud ha scritto: "I rapporti tra i nostri sogni tipici e le fiabe e altri materiali poetici, non sono certo né sporadici né casuali. Talvolta, l’occhio acuto del poeta ha riconosciuto analiticamente il processo di trasformazione - il cui strumento del resto è il poeta - e l’ha seguito in direzione inversa, riconducendo dunque la poesia al sogno." 24 L’inconscio25 è il regno dell’illogico e non conosce i limiti imposti dal principio di realtà. Dall’inconscio derivano il sogno, il sintomo, la follia, manifestazioni dell’irrazionale che vengono confrontate e accostate all’esperienza artistica. Come territorio sembra lontanissimo dalla simmetria.
L’opera d’arte presenta un’organizzazione analoga alle formazioni di compromesso del nevrotico, una via di mezzo tra realtà e desiderio, principio di realtà e principio di piacere. Questo compromesso può essere vitale nel caso dell’arte, paralizzante nel caso della nevrosi. La psicosi, la patologia più grave, viene considerata un compromesso fallito, il rifiuto della realtà, la disfatta dell’equilibrio.
L’arte, la bellezza, la creazione, alla luce delle indicazioni freudiane, emergono come i buoni frutti delle radici primitive e irrazionali dell’uomo. La creatività e la fantasia sono attività finalizzate a soddisfare esigenze inconsce . 26
Il primo motore del sogno, del sintomo e dell’opera d’arte si identifica nel desiderio, in tutte le sue esplicazioni. L’interesse fondamentale dell’artista è in primo luogo quello di soddisfare con la fantasia un desiderio che non è realizzabile nella realtà. Il sintomo del nevrotico persegue lo stesso fine, e dunque sia l’opera d’arte sia il sintomo nevrotico sono formazioni di compromesso, sostituti fantastici di desideri inconsci irrealizzabili. Anche i sogni assomigliano alle opere d’arte, poiché anch’essi realizzano desideri non altrimenti realizzabili. La differenza consiste nel fatto che né il nevrotico, né il sognatore sono in grado di ritrovare la strada per la realtà, ovvero non riescono a far partecipi gli altri dei propri desideri e delle proprie soddisfazioni irreali. L’artista invece in qualche modo riesce a comunicare i suoi desideri, trovando riconoscimento e quindi in ultima istanza realizzando il sogno. In che modo ci riesca, in cosa consista esattamente il talento, la capacità di creare bellezza, non è questione che interessi la psicoanalisi. Certo la bellezza è fonte di piacere, e fa parte delle qualità attrattive dell’opera d’arte, ma in sé stessa resta inaccessibile all’indagine psicoanalitica.27
La logica classica, aristotelica, con il suo principio di non contraddizione, non appartiene dunque al linguaggio dell’inconscio freudiano. Il sogno, una delle manifestazioni dell’inconscio privilegiate negli studi freudiani, viene descritto come incoerente, assurdo, zeppo di contraddizioni. L’arte e la fantasia si esprimono anche nel gioco e nell’ironia, come ribellione non solo al principio di realtà, ma anche alla costrizione esercitata dalla logica. Gettando un’occhiata conclusiva sulle tecniche del "motto di spirito"28, Freud afferma che il fine di queste tecniche è la restaurazione di antiche libertà e il sollievo dalla pressione coattiva esercitata dall’educazione intellettuale.
Seguitando il percorso finora seguito, tutto induce a prevedere agevolmente la posizione che la simmetria dovrebbe prendere all’interno di questo scenario. La simmetria appartiene alla sfera dell’ordine o a quella del disordine? Trasferendo il quesito sul piano della topologia freudiana dell’apparato psichico, in quale ambito collocare la simmetria? In Psicopatologia della vita quotidiana, Freud scrive: "È possibile scorgere che il principio architettonico dell’apparato psichico è la stratificazione, la struttura a istanze sovrapposte..."29. Semplificando si può paragonare l’architettura dell’apparato psichico ad una cipolla, e individuare negli strati più superficiali di questa cipolla la sede della coscienza e della razionalità. Come vedremo, la simmetria si colloca negli strati più profondi di questa struttura stratificata.
La simmetria al di fuori del suo ambito tradizionale: tra disordine e infinito.
Seguendo la concezione classica di simmetria sembrerebbe inevitabile collocare quest’ultima negli strati superiori della psiche, all’interno dei processi psichici consci. I risultati del lavoro clinico di Matte Blanco portano a conclusioni stupefacenti riguardo alla natura della simmetria. Analizzando alcune caratteristiche del linguaggio e del comportamento umano, e sommandole a numerosi dati raccolti da alcuni casi clinici, Matte Blanco è arrivato a raccogliere una quantità consistente di osservazioni che dimostrano che il principio di simmetria è un principio fondamentale dei processi psichici inconsci.
Psicoanalista freudiano, Matte Blanco ritiene che la parte più importante e sorprendente dell’opera freudiana sia stata in gran parte misconosciuta. Al di là dell’importanza della psicoanalisi da un punto di vista medico e antropologico, la scoperta dell’inconscio ha messo in luce la presenza nella psiche umana di una logica incompatibile con il pensiero razionale fondato sulle categorie spazio-temporali. Secondo Matte Blanco questa scoperta di Freud, a causa dell’importanza epistemologica e delle potenzialità, dovrebbe essere valorizzata e indagata in modo approfondito.
Il principio di simmetria, secondo Matte Blanco, fonda una logica estranea alla logica del limite e della asimmetria: la logica simmetrica, dominata dal principio di simmetria. La logica simmetrica è il linguaggio peculiare dell’inconscio. Si manifesta innanzi tutto attraverso i sogni, i sintomi, e le abituali manifestazioni dell’inconscio. Molte sue manifestazioni tendono a dissolvere e corrodere la logica dei nostri discorsi quotidiani, del nostro pensiero lucido e consapevole. Tuttavia, non è sintomo di malattia, follia o anormalità. Al contrario, è una parte attiva, preziosa e irrinunciabile del nostro modo di essere, che contribuisce positivamente al nostro equilibrio psichico. Infatti, la logica simmetrica è presente anche nel pensiero cosciente e razionale.
Esaminando scrupolosamente le sue manifestazioni, si può notare l’impronta della logica simmetrica nelle emozioni comuni, sane, quotidiane. La presenza della logica simmetrica si rende tuttavia molto più visibile quando ci avviciniamo ai lati più profondi della nostra realtà psichica. Mentre inconscio ed emozione sono intrisi di simmetria, il livello di pensiero più vigile e cosciente, quello della logica e della percezione più semplice dei singoli oggetti, si organizza fondandosi prevalentemente sui principi della logica classica. Siamo dunque di fronte ad un impasto variabile di simmetria e asimmetria, per la precisione di logica simmetrica e logica asimmetrica: la prima sembra crescere in maniera direttamente proporzionale al progressivo diminuire del livello di consapevolezza.
Matte Blanco descrive la logica aristotelica come un insieme di rapporti asimmetrici. L’essenza di questa logica si può riconoscere facilmente quando percepiamo e pensiamo un singolo oggetto. Ad esempio possiamo prendere in mano un libro, e considerarlo come singolo oggetto concreto. Si tratta di un ente singolo, separato da tutto il resto dell’universo. Si differenzia dagli altri oggetti per mezzo delle sue caratteristiche e delle sue funzioni, ma non solo per queste. Come entità singola, si distingue in primo luogo da tutti gli altri esemplari di libri identici in quanto occupa uno spazio ben definito. Soltanto in un secondo momento si distingue dagli altri libri in generale per la sua forma e il suo peso, l’argomento che tratta e altre caratteristiche, da tutti gli altri oggetti per una quantità indefinita di caratteristiche e funzioni. Distinguere un solo oggetto presume dunque l’esistenza di una quantità indefinita e illimitata di altri oggetti differenti, e le stesse differenze appartengono a specie e categorie diverse. Percepire e distinguere un singolo oggetto è dunque un atto estremamente complesso.
Riconoscere un oggetto, separandolo dalla molteplicità di oggetti che ci circonda, fa parte della nostra esperienza comune, è un fatto talmente banale che sembra indegno di qualsiasi considerazione. Ma in realtà non si tratta affatto un’esperienza priva di importanza, né di difficoltà. Matte Blanco sottolinea il fatto che noi non nasciamo con questa capacità di scindere, capire, percepire un singolo oggetto: il lattante non è certamente in grado di svolgere questo compito. Deve apprenderlo.
Nei primi mesi di vita il bambino non è in grado di discriminare il Sé dal mondo esterno, e di conseguenza non è neppure in grado di percepire un singolo oggetto come tale. L’autocoscienza è un processo che richiede un lungo periodo di esperienze ripetute e di confitti emotivi. Nasce con la percezione di un primo oggetto differenziato dal Sé. Questo primo oggetto in genere viene identificato con il seno, prima fonte di vita, di desiderio e di frustrazione. La nascita della coscienza coincide con la prima esperienza di separazione: quella tra il bambino e la madre. L’autocoscienza è dunque frutto di un avvenimento traumatico, di una dolorosa frustrazione che lascia una traccia indelebile e fondamentale nella genesi della personalità adulta.
La nascita psicologica, l’evento in cui il bambino riconosce di essere separato dalla madre, è un passaggio essenziale nella storia del singolo individuo. Intorno a questo argomento la bibliografia è immensa. Ma nell’ambito di questa tesi, è importante sottolineare il semplice fatto che la percezione e la conoscenza sono fondate sulla separazione, o in altre parole su una relazione di tipo asimmetrico. Senza asimmetria, non siamo in grado di percepire nulla, perché è attraverso la distinzione che impariamo a decifrare il mondo. La simmetria pura, come sostiene Matte Blanco, se non è combinata ad asimmetria non è compatibile con il pensiero cosciente.
Secondo Matte Blanco, anche quando abbiamo imparato a differenziare coscientemente gli oggetti attraverso la logica asimmetrica, tendiamo sempre e contemporaneamente a percepirli in modo simmetrico. Percepire in modo simmetrico significa "sentire oscuramente" che gli oggetti del nostro mondo fanno parte di una "unità indivisibile", anche allo stesso tempo li dobbiamo pensare come entità distinte. Negli strati più profondi del nostro inconscio, il principio di simmetria tende ad unificare progressivamente tutte le scissioni che abbiamo operato nel mondo esterno, fino a farle tornare "misteriosamente" una cosa sola, senza differenze.
Coscientemente non siamo in grado di pensare questa unificazione, visto che il pensiero funziona tramite divisioni e differenze. Tuttavia, il nostro pensiero cosciente tenta una goffa traduzione di questa unità indivisibile nel suo linguaggio. Secondo Matte Blanco il comune concetto di infinito, la serie infinita dei numeri e il concetto spaziale di infinito non sono altro che una traduzione imprecisa di questa unità indivisibile.
Matte Blanco sente l’esigenza di giustificare la presenza di un argomento come l’infinito all’interno di una trattazione centrata sulla psicoanalisi. Innanzi tutto sottolinea il fatto che l’infinito è un concetto niente affatto estraneo all’ambito psicoanalitico. Le emozioni e l’inconscio contengono esperienze di infinito. L’emozione, soprattutto se è forte, tende ad essere sentita come se racchiudesse un’estensione, una potenza e un’intensità infinita. L’inconscio, come abbiamo visto, è impregnato di logica simmetrica e di conseguenza possiamo dedurre che partecipa ampiamente del modo di essere indivisibile.
Lévi-Strauss e Matte Blanco: due diverse esperienze intorno alla simmetria.
La simmetria sembra estraniarsi completamente dal ruolo che la tradizione ha voluto imporle. Seguendo gli studi di Matte Blanco, il principio di simmetria pervade gli strati più primitivi e inconsapevoli della psiche.
Tutto questo è in aperta contraddizione con la concezione tradizionale di simmetria. I primi capitoli di questa tesi hanno descritto i diversi campi in cui la simmetria svolge la sua funzione di ingrediente indispensabile nella costituzione di strutture stabili e armoniche. Dall’arte alla tecnica all’organizzazione della società umana, la simmetria sembra perseguire sempre gli stessi fini: stabilità, ordine, armonia. Il lavoro di Lévi-Strauss permette di rinvenire l’importanza della simmetria anche nelle culture dei popoli senza storia, popoli di uomini che fino ai primi del secolo venivano considerati addirittura senza logica. Le arti di questi uomini si sono infine rivelate tutt’altro che grossolane e disarmoniche, così come il loro modo di mettere ordine nelle cose e nelle idee si è rivelato tutt’altro che pre-logico.
Tuttavia, i due autori sembrano avere molto in comune.
Secondo Matte Blanco, l’esperienza della frustrazione permette al lattante di riconoscere la mancanza dell’oggetto desiderato, e di separare questo primo pezzo di mondo dal Sé. Questa prima scissione è la matrice della coscienza e del pensiero.
Lévi-Strauss analizzando le strutture culturali dei popoli primitivi, traccia uno schema omologo per spiegare la nascita di tutte le concezioni del mondo, scientifiche e non scientifiche, logiche e magiche: una singola opposizione che cresce dividendosi in opposizioni binarie e ramificandosi in ogni direzione.30
Matte Blanco e Lévi-Strauss condividono inoltre la concezione dell’inconscio propria della psicoanalisi freudiana.
L’inconscio secondo Matte Blanco non solo è molto più vasto della coscienza, ma è anche incomparabilmente più complesso. Questo fatto rende difficile, e a volte impossibile, la comunicazione tra gli strati più profondi della psiche e quelli più superficiali. La complessità dell’inconscio viene rappresentata da Matte Blanco attraverso una metafora spaziale; il pensiero cosciente, che secondo l’autore è legato alla percezione, si muove in uno spazio a tre dimensioni, mentre i meccanismi inconsci si muovono in un numero di dimensioni che non solo è superiore a tre, ma tende all’infinito.
Matte Blanco studia l’inconscio da un’angolazione che lo avvicina molto a Lévi-Strauss. L’inconscio è per lui infatti un insieme di strutture, di cui cerca di scoprire qualche traccia sia attraverso i sintomi dei suoi pazienti, sia attraverso i segni che la teleologia inconscia lascia nell’ambito della vita quotidiana (le emozioni) e nel pensiero scientifico e matematico (l’infinito). Anche in questo caso l’inconscio si avvicina alle radici materiali dell’essere, e se possiede una logica diversa e una natura infinitamente più estesa e complicata della coscienza, è sempre attraverso la logica classica, ovvero la logica con cui principalmente si esprime la coscienza, che possiamo conoscerlo. L’inconscio fa parte di quel noumeno che non possiamo cogliere integralmente attraverso l’intelletto e le categorie spazio-temporali, e ha una grandezza infinita che a fatica riusciamo a tradurre attraverso l’imbuto delle nostre categorie cognitive. Anche in questo il pensiero di Matte Blanco è vicino a quello di Lévi-Strauss: le dimensioni dell’inconscio sono infinite e inconoscibili come quelle dell’Essere, ma noi dobbiamo accontentarci di conoscerlo come fenomeno. Almeno per ora, è impensabile pretendere che le strutture costruite sulla base del poco che riusciamo a tradurre corrispondano alla "cosa in sé", che rimane troppo lontana dalle nostre possibilità
Bisogna chiarire quel che intende Matte Blanco quando afferma che il pensiero cosciente è legato alla percezione. Il pensiero cosciente secondo la sua ottica corrisponde alla parte più superficiale della psiche, la parte che si ritrova ad avere un contatto più ravvicinato con il mondo esterno e quindi con i sensi e la percezione. Per questo motivo il pensiero cosciente assume, nel corso dello sviluppo, molte caratteristiche che sono proprie della percezione. Per questo motivo il pensiero cosciente si muove su uno spazio tridimensionale e un tempo proiettato su una linea unidirezionale, ed è su queste categorie che, come vedremo, si basa la logica classica.
Invece l’inconscio è dominato dal principio di simmetria, la cui essenza esclude sia la logica classica, sia lo spazio e il tempo, (almeno lo spazio e il tempo che siamo abituati a considerare tale, per intenderci lo spazio e il tempo definiti secondo l’ottica kantiana categorie pure della percezione). In particolare, Matte Blanco sottolinea uno sfasamento, un salto qualitativo tra lo spazio tridimensionale, che deriva dalle nostre categorie percettive, e lo spazio che appartiene all’inconscio.
Secondo Lévi-Strauss l’arte e il mito sono la sfera privilegiata in cui si esprime la teleologia inconscia. Ha scelto di privilegiare questo settore culturale per individuare in esso una base strutturale comune, in modo da poter inglobare le umanità in una sola umanità.
Per individuare questa base comune come abbiamo visto bisogna dirigere l’attenzione nei confronti di quei fenomeni poco visibili e poco razionali, che passano inosservati di fronte ai fenomeni più eclatanti.
Riguardo all’arte, in L’inconscio come sistemi infiniti 32 Matte Blanco afferma chiaramente che tutta l’attività artistica è il risultato di una lettura del modo si essere simmetrico, ovvero di quel modo di essere che rimane in gran parte inconscio. La stessa funzione di tradurre in termini comprensibili ciò che è inconscio è svolta dalla psicologia e dalla matematica, che in questo caso tentano di tradurre la logica simmetrica in termini di logica classica, ovvero in termini di rapporti asimmetrici.
Secondo Lévi-Strauss tutte le società si costituiscono sulla base di opposizioni semplici, che formano sistemi complessi dalla struttura ramificata, ma in cui minimi termini che le compongono rimangono sempre coppie di opposti. Questo linguaggio formato da opposti si estrinseca fin negli angoli più nascosti e apparentemente "poco importanti" delle nostre tradizioni e abitudini. Il totemismo31, che prima di Lévi-Strauss veniva considerato il fondamento principale della cultura primitiva, in quest’ottica non è altro che una piccola parte di una cultura totalizzante, che classifica, comprende e organizza il mondo intero in un organismo dalla logica raffinata
Se la strada seguita dalla psicoanalisi consiste nell’osservare l’uomo molto da vicino, spiando i meccanismi inconsci attraverso i minimi indizi, la via seguita dalla ricerca antropologica di Lévi-Strauss si pone da una prospettiva opposta. Osservando l’uomo da lontano, il fine prefisso è quello di focalizzare le caratteristiche costanti di un linguaggio universale, al di là della varietà delle forme espressive che produce.
Osservare società lontane e differenti permette di rivedere in prospettiva la società in cui si vive, scoprire i rapporti costanti latenti che ci accomunano agli altri uomini e magari mettere a fuoco i difetti e le incongruenze che rimangono invisibili o sfuocate ad uno sguardo troppo ravvicinato. In questo senso si riesce a superare i limiti angusti imposti dal vissuto, ovvero dalle griglie interpretative che tutte le società impongono ai suoi componenti.
Esaminando le società primitive, comparando le loro strutture sociali e la loro arte, l’antropologo ritiene di giungere ai fondamenti che obbediscono ad un bisogno fondamentale: l’ordine. Lévi-Strauss non ha ritrovato in questi fondamenti contenuti costanti, ma relazioni costanti. Tra i vari opposti che compongono il senso che le società danno alle loro regole, si nascondono costantemente lo stesso tipo di strutture composte da relazioni invariabili, in cui il principio di simmetria compare sempre come artefice di equilibrio, stabilità, ordine.
Esaminando invece i sogni e i sintomi dei suoi pazienti, Matte Blanco è giunto ad identificare una serie di strutture composte da relazioni. Anche in queste strutture la simmetria svolge una parte essenziale, tuttavia, non risulta affatto fonte di ordine e stabilità, ma un potente acido, che, ovunque è presente, distrugge la logica classica. Per risolvere questa che appare come una contraddizione insanabile, sarà necessario esaminare in primo luogo presupposti metafisici della teoria di Matte Blanco.
NOTE
I PARTE
1
Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles, e si è laureato in filosofia a Parigi nel 1931.La sua formazione filosofica e il periodo storico in cui è vissuto hanno lasciato un segno inconfondibile nell’insieme del suo lavoro. Le ragioni che l’hanno condotto nel 1934 a San Paolo, in Brasile, per ricoprire la cattedra di sociologia all’università e tentare un primo approccio con le popolazioni indigene dell’interno, sono state, secondo la sua stessa testimonianza, piuttosto inconsuete: il desiderio di conciliare i suoi studi con il desiderio di avventura. Non sentendo alcuna particolare inclinazione nei confronti della filosofia, scelse dunque, di accettare la cattedra di sociologia, anche perché, secondo la sua testimonianza, il confine tra sociologia e antropologia a quei tempi era alquanto sfumato.
Nel 1939 rientra a Parigi, ma dopo l’armistizio si trasferisce negli Stati Uniti dove entra in contatto con l’antropologo Franz Boas e con il linguista strutturalista Roman Jakobson.
Lévi-Strauss afferma che prima di conoscere Roman Jakobson era uno strutturalista senza saperlo. Tuttavia, si preoccupa di circoscrivere i limiti dell’influenza che la linguistica ha avuto sul suo lavoro: un’ispirazione generale, il ruolo dell’inconscio nella produzione di strutture logiche, e il principio che non concede ai singoli elementi alcun significato intrinseco al di fuori della loro posizione all’interno del sistema di cui fanno parte. Il vocabolario che usa fa parte del pensiero relazionale, piuttosto che della linguistica.
Enorme è invece il debito dichiarato nei confronti di Franz Boas: innanzi tutto per la quantità di materiale culturale e linguistico sugli indigeni americani da lui raccolto. In secondo luogo Boas ha il merito di aver colto per primo un fondamento basilare per le scienze umane: le leggi del linguaggio esercitano la loro funzione sulla lingua a livello inconscio. Questo fatto ha delle conseguenze importanti: ha reso possibile trattare le leggi linguistiche alla stregua di qualsiasi altro oggetto d’indagine scientifica, e l’esempio delle leggi linguistiche porterà a studiare nello stesso modo altri fatti sociali.
Lévi-Strauss riconosce anche ad altri due autori un’influenza fondamentale nel suo lavoro: Karl Marx e Sigmund Freud.
Riguardo a Freud, ammette senz’altro l’importanza della teoria psicoanalitica nella sua formazione intellettuale. Da Freud ha imparato soprattutto prestare la massima attenzione a quei fenomeni che in superficie sembrano avere proprio nulla di razionale, e a cercarvi un ordine al di là delle apparenze. Le critiche contro la psicoanalisi riguardano l’abuso che secondo lui molti etnologi fanno di essa per "riempire i vuoti", ma Totem e tabù rimane comunque un mito fecondo e non privo di bellezza.
La sua tesi di "agrégation" di Lévi-Strauss aveva come titolo: "I postulati filosofici del materialismo storico". All’epoca pensava addirittura di diventare il filosofo ufficiale del partito socialista, ma negli ultimi anni Lévi-Strauss riconosce l’influenza di Marx riducendola unicamente all’ambito filosofico. Merito fondamentale di Marx sarebbe quello di avergli permesso di intravedere Hegel e Kant. In ultima analisi Lévi-Strauss si autodefinisce un "kantiano volgare".
Questa precisazione è preziosa per focalizzare la portata epistemologica del concetto di struttura nel sistema di Lévi-Strauss. Nicola Abbagnano (in Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1982, vol.III, p.896) ad esempio sostiene che, quando Lévi-Strauss cerca nell’inconscio una garanzia di oggettività, lo strutturalismo si trasforma in una metafisica di vecchio stampo, e la struttura si ridurrebbe alla Sostanza, l’Essere autentico che "si esprime ugualmente nella realtà delle cose e nella conoscenza della realtà". Lévi-Strauss al contrario ribadisce più volte che il compito della scienza e della cultura rimane sempre e solo quello di trovare un ordine che renda la realtà più comprensibile e più semplice. È vero che in Lévi-Strauss la teleologia inconscia svolge un ruolo da protagonista, ed è anche vero che nella sua ottica l’inconscio è molto vicino alla realtà ultima delle cose, tuttavia bisogna ricordare che, anche se fa intimamente parte dell’essere umano, è possibile conoscere l’inconscio unicamente in quanto fenomeno, ovvero attraverso le griglie spazio-temporali dell’esperienza.
Riguardo allo strutturalismo, ricorda che quando nel 1958 aveva pubblicato Antropologia strutturale, la sua intenzione era effettivamente quella di rivendicare l’appartenenza del suo pensiero all’area di Saussure, Jakobson, Benveniste.
Ma in seguito lo strutturalismo è diventato una moda, di cui Lévi-Strauss rifiuta di far parte. Non riconosce alcuna concreta affinità col lavoro di Foucault, Lacan, Barthes, anche se questi nomi vengono comunemente accostati al suo quando si parla di strutturalismo. Fondamentale nel suo pensiero è il concetto di trasformazione, derivato non dalla linguistica ma da Dürer, Goethe, Thompson.
Non è sufficiente infatti considerare la struttura un semplice sistema, ovvero un insieme composto da elementi e dalle relazioni che li uniscono. Si può parlare di struttura solamente quando confrontando le parti (componenti e relazioni) di diversi sistemi risultano dei rapporti costanti, che permettono di poter passare da un sistema all’altro per mezzo appunto di una trasformazione.
Lévi-Strauss rivendica orgogliosamente il fatto di essere riuscito a riappropriarsi di una nozione la cui origine risale nel XVI secolo, derivante dall’estetica e dalle scienze naturali. Egli infatti dà una enorme importanza non solo all’estetica in generale, ma in particolare anche al ruolo dell’immaginazione estetica e del gusto nell’ambito delle classificazioni e delle indagini scientifiche.
(Vedi anche: Claude Lévi-Strauss, Didier Eribon, De près et de loin, Éditions Odile Jacob, Paris, 1988. Da vicino e da lontano, traduzione italiana di Massimo Cellerino, Rizzoli, Milano, 1988).
2
Anche Ignacio Matte Blanco è nato nel 1908, a Santiago del Cile, dove si è laureato in medicina. È stato compagno di studi di Salvador Allende, ha lavorato come docente di Fisiologia dell’Università cattolica del Cile.Pur essendo la sua formazione accademica completamente differente da quella di Lévi-Strauss, tuttavia condivide con il suo coetaneo l’influenza decisiva della psicoanalisi.. Il suo training si è svolto presso l’Istituto di Psiconalisi di Londra, dove ha avuto occasione di seguire alcuni seminari di Melanie Klein. Nel 1966 ha lasciato Santiago per Roma, dove ha svolto la professione di psicoanalista e ha fatto parte come didatta della Società Psicoanalitica fino al 1995, anno in cui è morto.
L’opera della Klein lo colpì profondamente, suscitando non solo ammirazione, ma anche una profonda ambivalenza. Nel suo ultimo lavoro, Thinking, Feeling, and Being (vedi nota 5), ammette che le componenti bi-logiche del lavoro della Klein avevano causato in lui una forte dose di ansietà, che solo con la comprensione matura dei suoi ultimi anni era riuscito ad acquietare (trad. it., p. 187). Non è un caso infatti se l’influsso della grande psicoanalista si fa sentire intensamente in questo testo, particolarmente per quel che riguarda il concetto di identificazione proiettiva.
Al centro dei suoi interessi c’è sempre stato l’inconscio freudiano, la sua natura, la sua logica, e un ampliamento del discorso freudiano in vista di una esplorazione critica sui limiti e le future possibilità di sviluppo della logica scientifica.
In particolare, in Thinking, Feeling, and Being. arriva ad invocare la non troppo lontana scoperta di una "super logica unitaria", che arrivi ad includere in un sistema superiore sia la logica del discorso scientifico, sia la logica delle emozioni e dell’inconscio.
3
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, Librairie Plon, Paris, 1955. Tristi tropici, traduzione italiana di Bianca Garufi, il Saggiatore Economici, Milano, 1994.4
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, Librairie Plon, Paris, 1962. Il pensiero selvaggio, traduzione italiana di Paolo Caruso, Milano, il Saggiatore, 1996.5
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, Routledge, London - New York, 1988. Pensare, sentire, essere, traduzione italiana di Pietro Bria, Einaudi, Torino, 1995.6
Ignacio Matte Blanco, The Unconscious as Infinite Sets. An Essay in Bi-Logic, Gerald Duckworth & Company Ltd, London - New York, 1975. L’inconscio come insiemi infiniti. Un saggio sulla bi-logica, traduzione italiana di Pietro Bria, Einaudi, Torino, 1981, p.61: "Il principio di simmetria spiega o descrive in termini di logica semplicemente bivalente, le violazioni che di questa logica si osservano in alcune manifestazioni psichiche. Non si potrebbe fare altrimenti perché, fino ad ora, non esiste altro sistema logico che permetta un’esplorazione sistematica del conoscibile. (Questa affermazione può essere precisata aggiungendo che la logica aristotelica permette ciò ma poiché le differenze tra logica aristotelica e logica bivalente sono trascurabili per questo scopo, possiamo trattarle come una sola cosa)"7
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World. Traduzione italiana, cit. In diversi punti vengono definiti pochi e fondamentali principi che appartengono implicitamente sia alla logica del pensiero ordinario, sia alla logica del pensiero scientifico. Cercherò di sintetizzarli brevemente. La logica "bivalente" o a due valori, che sostanzialmente coincide con la logica aristotelica, è così definita in quanto obbedisce primariamente al concetto: "o A o non A", ovvero la proposizione A può essere o vera o falsa. In breve, gli altri principi fondamentali sono: il principio di identità (A = A), il principio di non contraddizione formale (A e non-A non possono essere valide simultaneamente), l’operazione di sottrazione (se A - B = C, allora A > C).Queste elementari annotazioni ci serviranno a chiarire perché Matte Blanco sostiene che la logica bivalente sia composta da relazioni asimmetriche. Il pensiero logico funziona costantemente sulla base di relazioni di triadi, ovvero il pensiero formula proposizioni relative ad almeno due oggetti (al limite il soggetto può pensare a sé stesso, ovvero riflettere su sé stesso oggettificandosi) e alla relazione tra loro esistente. Facciamo un esempio di proposizione asimmetrica: "Io sto scrivendo questa pagina". Non è difficile constatare che l’inverso di tale proposizione è impossibile, o comunque acquisterebbe un significato ben diverso dalla proposizione originaria. Esistono nell’ambito del pensiero logico bivalente alcune proposizione asimmetriche, tipo "A è identico ad A". Notiamo che questo esempio corrisponde al principio di identità. Ma complessivamente il pensiero logico bivalente è composto relazioni di tipo asimmetrico, ovvero relazioni che non possono essere invertite. Tali sono tutte le operazioni che si traducono in avvenimento, ovvero che operazioni che si svolgono nello spazio e nel tempo. Ad esempio le proposizioni: "A è parte di B" o "Giovanni è padre di Pietro" non possono essere invertite.
7
Hermann Weill, Symmetry, Princeton University Press, Princeton, 1952. La Simmetria, traduzione italiana di Giliola Lopez, Feltrinelli, Milano, 1962.8
Jean Dubois, direttore di redazione, Dictionnaire de la langue française Larousse, Paris, 1992, pp.1821-1822.9
Hermann Weill, Symmetry, cit.,p.10.10
Ibidem, p.10.11
Ibidem, p.11.12
Ibidem, pp.32-33.13
Claude Lafleur, http://www.cybersciences.com/Cyber/0.0/0_0_0.asp, Québec, Canada.14
Dipartimento di Scienze della terra presso l’Università "La Sapienza", http://dindy.geo.uniroma1.it/~loreto/iper-cri/simmetri/2pagi.htm, Roma.15
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit.16
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit.17
Tristes Tropiques, Trad. it., p. 119.18
Lo strutturalismo come metodo è nato con la linguistica di Ferdinand de Saussure (1857-1913). Il testo più famoso di questo autore, pubblicato nel 1916, è stato conosciuto ed apprezzato solo a partire dal 1930. L’opinione comune degli esperti pone questo testo all’origine delle differenti correnti strutturaliste europee (mentre lo strutturalismo americano avrebbe radici differenti) anche se il termine struttura non compare mai nel testo.Il segno linguistico secondo de Saussure rappresenta l’unione indissolubile di significante e significato, e la lingua può essere paragonata ad un foglio di carta, in cui una parte è costituita dal pensiero e l’altra dal suono. Non è possibile dunque scindere le due cose senza spezzare il foglio senza arrivare ad una frattura. Il linguaggio viene considerato una facoltà diversa dalla lingua, una facoltà generale e indefinita, che abbraccia aree vastissime di applicazione (psiche, corpo, società). Il termine parola invece contraddistingue più strettamente l’atto stesso di parlare. Il linguaggio è dunque un organismo complesso, in cui le dicotomie tra spirito e materia, anima e corpo non rivestono più alcun senso.
Il problema linguistico è dunque innanzitutto semiologico, e la sostanza della lingua va ricercata in tutto ciò che la lingua ha in comune con gli altri sistemi dello stesso tipo. Questo sdoppiamento della lingua in significante e significato segna un nuovo tipo di approccio che dalla lingua passerà poi ad altri ambiti.
Il termine struttura è nato senza far troppo rumore nella seconda metà degli anni venti. In particolare si ritrova all’interno delle tesi redatte dal Circolo linguistico di Praga nell’ambito del I Congresso dei filologi slavi. Le tesi si situano all’interno della "problématique sausurienne", l’unica vera innovazione consiste nell’espressione "leggi di struttura dei sistemi linguistici".
Non è il linguaggio l’oggetto dato della linguistica, infatti secondo Saussure non è l’oggetto che precede il punto di vista, ma "si direbbe che è il punto di vista che crea l’oggetto" (Ferdinand de Saussure, Cours de linguistoque générale ,edizione critica curata da Tullio de Mauro, Parigi, Payot, 1972).
La questione del punto di vista è fondamentale nel significato della nozione di struttura. Il concetto di struttura è "locale", ovvero è applicabile sempre a qualcosa di determinato. Non è un concetto globale come lo erano i concetti globali di Dio e di sostanza, che appartenevano alla metafisica pre-kantiana. In altre parole, la struttura non è applicabile "immediatamente e simultaneamente a tutto ciò che esiste." La struttura si riferisce invece sempre ad un ambito determinato, che può essere ad esempio la lingua, un sistema economico o un essere vivente. Infatti il concetto di struttura trovò applicazioni nell’ambito di una vastissima eterogeneità di discipline, peraltro non limitate allo specifico movimento cui venne dato il nome di strutturalismo.
La struttura potrebbe essere così definita: "...insieme di relazioni razionali e interdipendenti di cui la realtà è dimostrata e la dimostrazione data da una teoria (che costituiscono, in altre parole, un oggetto dimostrabile) e che realizza un oggetto visibile, ricostruibile o osservabile di cui esse condizionano la stabilità e l’intelligibilità." (Krzysztof Pomian, L’ordre du temps, Gallimard, Paris, 1984, p.215-18 ).
In quanto insieme di relazioni, la struttura può essere pensata con o senza sostrato. In altre parole, la struttura può riferirsi ad un oggetto concreto (ad esempio, la struttura di una costruzione architettonica) ma può anche essere completamente autonoma, come nel caso del linguaggio matematico.
Lo strutturalismo come metodo si diffuse in diverse aree disciplinari, Oltre all’antropologia di Claude Lévi-Strauss, ricordiamo la psicanalisi di J. Lacan, la filosofia marxista di Althusser, la linguistica di Jakobson.
19
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, cit., p.274 "La linguistica ci pone alla presenza di un essere dialettico e totalizzante, ma esterno (o inferiore) alla coscienza e alla volontà. Totalizzazione non riflessiva, la lingua è una ragione umana che ha le sue ragioni e che l’uomo non conosce."20
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, cit., p.269: "Tuttavia, non sarebbe sufficiente aver riassorbito talune umanità particolari in un’umanità generale; questa prima operazione ne promuove altre, che Rousseau non avrebbe ammesse così volentieri e che incombono alle scienze esatte e naturali: reintegrare la cultura nella natura e, in sostanza, la vita nell’insieme delle sue condizioni fisico-chimiche."21
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit., p.5422
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, cit., p.23 "tale esigenza d’ordine sta alla base del cosiddetto pensiero primitivo, ma solo in quanto sta alla base di ogni pensiero: infatti proprio sotto il profilo delle proprietà comuni, noi accediamo più facilmente a quelle forme di pensiero che ci sembrano lontane dalla nostra. "Ogni cosa sacra deve essere al suo posto" notava con molta profondità un pensatore indigeno (Flercher 2, p.34). Si potrebbe arrivare a dire che proprio questo la rende sacra, poiché se la si sopprimesse, sia pur col pensiero, tutto l’ordine dell’universo crollerebbe; essa contribuisce dunque a mantenerlo occupando il posto che le spetta."23
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit., p.54 - 55.24
Sigmund Freud, Die Traumdeutung, 1899, in Gesammelte Werke, 18 voll., S. Fischer Verlag GmbH, Francoforte, Imago Publishing Co., Ltd., Londra, 1940-1950. Opere, vol.3, L’interpretazione dei sogni, ttraduzione italiana di Cesare Musatti Boringhieri, Torino, 1980, p.229.25
Ignacio Matte Blanco, The Unconscious as Infinite Sets. An Essay in Bi-Logic, cit, trad. it. pp.73-90. Matte Blanco in queste pagine affronta la questione dello sviluppo del concetto di inconscio nelle opere di Freud. Le prime osservazioni di Freud riguardarono fenomeni inconsci che erano stati rimossi, ma ben presto cominciò a fare riferimento ad un inconscio non-rimosso. Già in diversi lavori dal 1896 al 1920 si possono leggere diverse citazioni che riguardano un’attività inconscia dell’Io che non è rimossa, ma rimovente. Si arriva infine a L’Io e l’Es del 1923, in cui Freud introduce la concezione topografica della psiche dividendola in tre parti: Io, Es e Super-Io. Da questo lavoro il vecchio concetto di inconscio inteso come modo di essere lasciò spazio a due concetti: da una parte "inconscio" come semplice qualità, dall’altra il concetto di Es che avrebbe dovuto sostituire la vecchia concezione di "inconscio" come modo di essere, contrassegnando la parte pulsionale della psiche. Questa nuova concezione risulto utile per rendere più descrivibili certi fenomeni, ma in realtà il vecchio concetto di inconscio non fu mai veramente sostituito dall’Es, né da Freud, né da altri autori che continuarono a parlare di "inconscio" come di una realtà psichica concreta, con le sue leggi e le sue caratteristiche.26
Sempre in L’interpretazione dei sogni troviamo un altro esempio molto efficace nell’illustrare l’omologia tra sogno e prodotto artistico:"Un amico mi fa notare passo tratto da Enrico il Verde (1854) di Gottfried Keller (pt.3, cap.2): - Non le auguro, caro Lee, di provare mai per esperienza la peculiare e piccante verità della situazione di Ulisse, quando compare nudo e coperto di fango davanti a Nausicaa e alle sue compagne di giuoco! Vuol sapere come succede? Teniamoci per un momento all’esempio. Se lei, diviso dalla patria e da tutto ciò che Le è caro, sta vagando in terra straniera, e ha molto visto e molto provato, ha dolori e preoccupazioni, è misero e abbandonato, allora nella notte Le verrà fatto senza dubbio sognare che si sta avvicinando alla patria; la vede splendere e rilucere nei più bei colori, mentre gentili e delicate e care figure le vengono incontro; allora lei d’improvviso scopre di andar attorno stracciato, nudo, coperto di polvere. Vergogna senza nome e angoscia l’assalgono. Lei tenta di coprirsi, di nascondersi, e si sveglia in un bagno di sudore. Questo è, da quando esiste l’umanità, il sogno dell’uomo tormentato, e sbattuto qua e là; Omero ne ha tratto codesta situazione dalla più profonda e eterna essenza dell’umanità. - L’essenza più profonda ed eterna dell’umanità, che il poeta di solito si propone di ridestare in chi lo ascolta, è costituita da quegli impulsi della vita psichica che hanno le loro radici nell’età infantile, divenuta poi preistorica. Dietro i desideri capaci di giungere alla coscienza, irreprensibili, dell’uomo senza patria, prorompono nel sogno i desideri infantili repressi e divenuti illeciti ed è per questo che il sogno, oggettivato nella leggenda di Nausicaa, si tramuta regolarmente in un sogno d’angoscia."
27
Sigmund Freud, Selbstdarstellung,1924, in Gesammelte Werke, cit., trad. it., vol.10, Autobiografia, , p.130-132.28
Sigmund Freud, Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten,1905, cit., trad. it., vol.5, Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio.29
Sigmund Freud, Zur Psychopathologie des Alltagslebens,1901, cit., trad. it., vol.4, Psicopatologia della vita quotidiana, pp.182-183.30
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, cit.,p.238.31
Il totemismo è una nozione che si riferisce sostanzialmente ad un complesso di relazioni che coinvolge rispettivamente l’organizzazione di alcune culture e un ente naturale (in genere un animale, più raramente un vegetale o un minerale).Il termine fu introdotto per la prima volta dall’inglese J.K.Long, riferendosi all’espressione in lingua ojibwa degli indiani dei Grandi Laghi "ototeman", che significa "lui è del mio clan". L’animale totem in genere viene considerato antenato e protettore di un clan, e dà origine ad una serie di prescrizioni e divieti. Il totemismo venne ritenuto da numerosi autori (J. Frazer, A. Van Gennep, E. Durkheim) come un meccanismo basilare di una organizzazione sociale primitiva e fondata su parametri non logici.
32
Ignacio Matte Blanco, The Unconscious as Infinite Sets. An Essay in Bi-Logic. Cit., trad. it., p.321.0II PARTE
L’antinomia fondamentale in Matte Blanco.
Ricordiamo la definizione del principio di simmetria: una ordinata coincidenza di forma o posizione in rapporto ad un asse, asse che può ritrovarsi al centro di un insieme o di più insiemi. Bisogna puntualizzare che il principio di simmetria indagato nell’opera di Matte Blanco ricalca perfettamente lo stesso schema proposto da questa definizione, anche se applicato a proposizioni logiche e non a figure geometriche.
Nell’enunciazione A=B l’asse è costituito dal segno =, che rappresenta il tipo di relazione tra l’oggetto A e l’oggetto B, nella proposizione simmetrica "Anna è sorella di Maria" il predicato svolge la stessa funzione. La simmetria della sfera e la simmetria di una proposizione hanno dunque in comune lo stesso tipo di rapporto.
Secondo Matte Blanco le cause dell’importanza del principio di simmetria vanno rintracciate in una "antinomia fondamentale". Nell’uomo, seguendo questa ipotesi, coesistono due modalità, differenti e incompatibili fra loro: il modo divisibile o eterogenico e il modo indivisibile. L’autore intende il termine "antinomia" esattamente nello stesso significato che ad esso viene attribuito dalla tradizione kantiana: " Per antinomia intendo il significato usuale del termine e cioè l’incompatibilità tra due asserzioni che possono vantare uguale diritto di essere vere"1. In questo caso tuttavia l’antinomia non riguarda due asserzioni, ma due modi di essere:
1) il modo divisibile, o eterogenico, è il modo della logica, della matematica, delle differenze, dei limiti. La sua collocazione è a livello del pensiero cosciente, ed è basato sulle categorie della percezione sensoriale: spazio e tempo. Il suo linguaggio è centrato su rapporti di tipo asimmetrico, la sua espressione fondamentale è la logica classica, aristotelica, bivalente.
2) il modo indivisibile o simmetrico è la dimensione dell’infinito, dell’inconscio, della schizofrenia. Il suo linguaggio, la sua espressione fondamentale è il principio di simmetria, che si esplica nella logica simmetrica e nella bi-logica. L’attivazione di questo principio può intaccare il pensiero cosciente e la sua logica, fino a renderli impossibili. Infatti non ci è possibile pensare o conoscere esattamente questo modo di essere, in quanto è inaccessibile al nostro pensiero asimmetrico. Noi possiamo indovinare l’esistenza del modo indivisibile, possiamo girarci intorno traducendolo in termini di logica classica, possiamo oscuramente "sentirlo", ma non siamo assolutamente in grado di pensarlo, poiché il pensiero logico è fondato sulle differenze. Secondo una curiosa definizione di Matte Blanco, noi possiamo solamente "pensicchiare"2 il modo indivisibile.
Questa essenza contraddittoria non appartiene unicamente all’uomo. L’antinomia fondamentale è il riflesso di una caratteristica intrinseca della natura, in qualche modo è radicata nel mondo. Si tratta dunque, secondo Matte Blanco, di qualcosa di reale, non di una semplice conseguenza di qualche imperfezione dei nostri processi cognitivi.
Matte Blanco cerca di dimostrare l’esistenza dell’antinomia fondamentale attraverso ricerche e riflessioni cliniche sui suoi pazienti, ma accenna ad altri tipi di esperienze che permettono di affermare la presenza dell’antinomia ben oltre la psiche umana. Innanzitutto, vi sono il concetto matematico di infinito e i paradossi di Zenone, che Matte Blanco interpreta come strutture bi-logiche, ovvero come conseguenze dell’antinomia fondamentale.
Anche la vita intesa in senso biologico, essendo imperniata sull’antinomia fondamentale, è intessuta non solo di logica classica ma anche di logica simmetrica e bi-logica. "Detto più chiaramente: la biologia ci offre, finora, una serie di osservazioni formulate in termini della solita logica classica. Si può, tuttavia, dubitare che tutti i fatti biologici possano essere interamente formulati in termini di questa logica. Esistono, infatti, prove della presenza della bi-logica anche in biologia. Per essere, la vita ha bisogno della morte: in un certo senso esse hanno la stessa estensione. Il concetto freudiano di istinto di morte è un tentativo affascinante ma non del tutto soddisfacente di formulare questo problema"3.
Freud ha scoperto nell’inconscio un territorio in cui opera una nuova logica (la logica simmetrica) che è l’espressione della antinomia fondamentale. Finora la scienza non è occupata di quell’aspetto dei fenomeni che è incompatibile con la logica e non è quantificabile; la psicoanalisi, trattando le strutture bi-logiche inconsce, ha finalmente aperto uno spiraglio sul mondo che va oltre l’usuale linguaggio scientifico.
Si presenta così all’indagine scientifica un nuovo campo da esplorare: il territorio di ciò che non è compatibile con la logica classica. Tuttavia, l’antinomia fondamentale avrebbe già influito, anche se indirettamente, sul progresso scientifico. Matte Blanco cita l’esempio delle ultime scoperte della fisica atomica, che secondo lui sono una conseguenza dell’antinomia fondamentale. Del resto, non avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che modo divisibile e modo eterogeneo agiscono nella nostra psiche come nel mondo.
Essendo incompatibili, questi due modi di essere non possono fondersi per formare un terzo elemento. Invece si intrecciano, formando una enorme varietà di strutture complesse. Questo contrasto essenziale si traduce in un modo di essere bipolare e dicotomico: l’antinomia fondamentale.
Per evitare inutili confusioni, bisogna distinguere nettamente i modi di essere, divisibile e indivisibile, dei rispettivi principi che sono la loro espressione: la logica bivalente, classica, eterogenea e il principio di simmetria. I paragrafi seguenti sono una mia sintesi dei concetti usati, in modo non troppo chiaro, da Matte Blanco nel suo Pensare, sentire, essere.
1) Il principio di simmetria (PS) è solamente il linguaggio del modo di essere indivisibile, una sua espressione, qualcosa di limitato. Il principio di simmetria infatti è in grado di tessere differenti tipi di strutture in concorso con la logica classica. In questi casi, vi è sempre una commistione dei due diversi modi di essere. Ma possono anche verificarsi formazioni "bi-modali" senza che ci sia un intreccio di logica classica e di principio di simmetria. Infatti, Matte Blanco sottolinea il fatto che tutto il pensiero, anche il discorso scientifico, è bi-modale (nel senso che comprende i due modi di essere fondamentali e antinomici: divisibile e indivisibile).
2) La logica classica si basa su rapporti asimmetrici. Il pensiero e il linguaggio verbale, il linguaggio matematico e geometrico, sono fondati su questo tipo di rapporti, che rendono possibili differenze e distinzioni tra gli oggetti.
La base della logica classica è costituita dalla percezione. Come abbiamo visto, la prima divisione necessaria affinché il processo percettivo possa avere luogo è quella tra soggetto che percepisce e oggetto che viene percepito. Oltre alla fondamentale separazione tra soggetto e oggetto, vi è la necessaria separazione tra l’oggetto con tutte le sue caratteristiche e il contesto che lo contiene. Distinguere un oggetto con le sue caratteristiche significa istituire rapporti di tipo asimmetrico: se A è più alto di B, B non può essere allo stesso tempo più alto di A. Inoltre, l’oggetto viene collocato e costruito in tre dimensioni spaziali, e lungo la dimensione unica e unidirezionale del tempo. La logica classica deve usare gli stessi ingredienti per costruire l’oggetto: divisione, distinzione, tre dimensioni spaziali, una dimensione temporale. Ogni processo contiene rapporti di tipo asimmetrico.
Secondo Matte Blanco la logica classica e il principio di simmetria si mescolano dando origine e differenti tipi di logica, di non facile distinzione.
1) In primo luogo abbiamo la logica classica, aristotelica, bivalente.
Matte Blanco definisce con questi tre aggettivi la logica che comunemente viene impiegata dal pensiero quotidiano e scientifico per conoscere il mondo. Questo tipo di logica produce, come abbiamo visto, il pensiero logico normale, il quale, pur nella sua complessità, può essere ridotto ad un solo tipo di struttura: la combinazione di triadi. Quando pensiamo, infatti, non facciamo altro che porre o esaminare le relazione tra due differenti oggetti: per questo motivo la logica classica viene anche chiamata da Matte Blanco "logica bivalente". Pensare, significa porre in relazione A e B: la triade è dunque costituita da A, B e la relazione.
Queste relazioni possono essere di due tipi: per la maggior parte asimmetriche, ma anche nella logica classica abbiamo la presenza, ristretta e localizzata a casi ben definiti, di un certo numero di relazioni simmetriche. "A è maggiore di B" è una relazione asimmetrica, perché non può essere rovesciata. "A è fratello di B" invece, è una relazione di tipo simmetrico.
2) In secondo luogo abbiamo il principio di simmetria (PS). Secondo questo principio, se A presenta un qualsiasi relazione con B, di conseguenza B ha la stessa relazione con A.
Applicando questo principio in modo universale e indiscriminato, la logica classica va in pezzi. In un mondo in cui è vero che 2 è maggiore di 1, ma contemporaneamente è vero che 1 è maggiore di 2, la matematica non ha più senso. Se il presente viene dopo il passato, e il passato viene dopo il presente, il tempo non scorre più. Se la montagna è più grande del granello di sabbia, e allo stesso tempo il granello di sabbia è più grande della montagna, anche le relazioni spaziali vengono dissolte. Se A è maggiore di B, e B è maggiore di A, diventa impossibile pensare o organizzare un discorso coerente.
3) La logica simmetrica è una formazione mista, composta dalla logica normale, bivalente, classica e dal principio di simmetria. Questa formazione mista, in cui le normali relazioni simmetriche vengono intaccate ma non dissolte dal principio di simmetria, è una struttura tipica dell’inconscio. Quando vi è simmetrizzazione all’interno di una classe (tipica categoria della logica classica) gli individui di questa classe diventano identici.
Prendiamo ad esempio l’invidia del seno di un paziente nevrotico, il cui pensiero razionale è compromesso dall’invasione di materiale inconscio, e dunque dalla presenza abnorme di logica simmetrica. L’invidia del seno non è in questo caso certo l’invidia nei confronti di un seno particolare, ma è invidia riferita ad il seno di tutte le donne, il seno universale, IL SENO. In questo caso l’insieme e i suoi elementi (i singoli seni) diventano identici, unificandosi in un unico insieme-elemento (IL SENO; LA "SENITÀ").
4) La bi-logica invece è una struttura ancora più complessa, formata da logica classica e logica simmetrica. L’infinito matematico si rivela una struttura bi-logica, una traduzione in termini di logica classica di ciò che appartiene al modo indivisibile e al principio di simmetria. Anche l’emozione è una struttura bi-logica, in quanto contiene percentuali di logica simmetrica ma anche di logica classica.
La logica simmetrica è dunque rintracciabile ben oltre le situazioni di malattia o di malessere psichico, mescolata ai meccanismi della logica classica e del pensiero razionale e cosciente. Un esempio piuttosto comune di identificazione tra parte e tutto avviene nell’esperienza abbastanza comune dell’innamoramento, in cui abbondano i meccanismi di simmetrizzazione: la donna amata (la parte) può essere vista come se possedesse tutte le qualità dell’intero insieme delle donne amate (il tutto). Ma contemporaneamente, almeno nel caso in cui non si tratti di un’esperienza patologica, l’innamorato si rende anche conto, da un punto di vista razionale, che l’oggetto amato non è perfetto, e non è affatto in grado di comprendere tutte le qualità femminili esistenti.
5) Le strutture bi-modali sono qualcosa di completamente diverso, in quanto possono escludere la presenza di logica simmetrica. La struttura bi-modale è qualcosa che non viola la coerenza della logica classica, e dunque non comprende logica simmetrica. Si tratta di strutture diffuse in ogni ambito, e costituiscono un riflesso diretto della antinomia fondamentale. In questi casi, spiega Matte Blanco, "ciascun modo reclama i suoi diritti e non li cede". Alcune strutture bi-modali costituiscono una parte essenziale della logica classica: sono il processo di astrazione e di generalizzazione, che permettono di classificare in un insieme un numero di individui che possiedono delle caratteristiche simili o identiche. L’azione del principio di simmetria non permetterebbe la realizzazione di questi processi, in quanto la presenza di caratteristiche comuni in più individui basterebbe a renderli identici.
6) Matte Blanco mostra un cauto ottimismo, auspicando la futura creazione di una super logica unitaria, in grado di comprendere maggiormente la dimensione finora irraggiungibile: il modo di essere indivisibile. In questo caso, la logica simmetrica potrebbe essere individuata non come effrazione della logica classica, ma come parte di un sistema vasto e articolato che comprende anche la logica classica. Logica classica e logica simmetrica diventerebbero entrambe sottostrutture di una logica molto più ampia di quella che siamo abituati a concepire. Si tratterebbe di una super logica estremamente complessa e in gran parte slegata dai nostri meccanismi percettivi, dunque non sarebbe immediatamente comprensibile come la logica classica.
Per chiarire la riformulazione logica del concetto di inconscio effettuata dall’autore credo che sia utile citare un brano di un’intervista rilasciata da Matte Blanco alla giornalista Stefania Rossini, in Dieci psicoanalisti spiegano i temi centrali della vita.4 La giornalista sta ponendo delle domande che riguardano una tematica piuttosto comune e quotidiana: la paternità. A questo proposito Matte Blanco fornisce tra le altre cose alcune delucidazioni molto semplici e chiare sulla natura della logica dell’inconscio (il corsivo è mio). "Certamente, dal punto di vista biologico, la paternità è molto diversa dalla maternità, e il padre vive se stesso come padre in modo completamente diverso da come la madre vive se stessa come madre. Bisogna tuttavia tenere presente che una caratteristica molto importante dell’inconscio, come ci insegna Freud, è la formazione di grandi classi. Un padre concreto non viene vissuto soltanto come un signore che ha i baffi di un certo colore, gli occhi di una certa forma e il comportamento di un certo tipo: è vissuto come un rappresentante della classe dei padri. Ciò che ognuno di noi cerca, e che è centrale per capire la natura umana (e anche per capire che cosa è la psicoanalisi), sono le diverse classi, nel caso che qui ci interessa, la classe dei padri. Possiamo anche affermare che l’inconscio non conosce individui, ma soltanto classi... Io vorrei sottolineare che la classe dei padri non è un padre, così come l’insieme dei pomodori non è un pomodoro. Quello che ognuno di noi vede nel padre concreto, oltre alle caratteristiche fisiche e di comportamento, è proprio l’immagine di questa cosa che è al di sopra di ogni individuo: l’immagine del padre, che in termini logici si indica come la "funzione proposizionale", definisce le classi...Direi insomma che il padre è un elemento di una classe di equivalenza, intendendo per tale classe tutti gli individui che (in questo caso) sono padri".
Matte Blanco sostiene dunque che l’astrazione è fondamentale nell’inconscio, ovvero che dietro l’immagine di una singola persona inconsciamente tendiamo a vedere l’intera classe a cui questa persona appartiene. Poiché tuttavia in genere non arriviamo mai a conoscere l’intera classe dei padri, ma solo un singolo padre, tenderemo a riassumere sotto queste caratteristiche l’intera classe dei padri.
In questo senso l’inconscio è formato essenzialmente di classi, e in questo senso opera la logica simmetrica: il singolo padre viene identificato con l’intera classe dei padri, e viceversa. La parte viene confusa con il tutto, così come nel concetto matematico di infinito, che viene definito come un insieme in cui la parte è equipotente con l’intero insieme. Dunque infinito e inconscio, come vedremo meglio in seguito, sono entrambi strutture bi-logiche.5
Come si manifesta l’antinomia fondamentale.
L’antinomia fondamentale, la combinazione di modo eterogenico e indivisibile, si esplicita in forme diverse: in paradossi e antinomie nel linguaggio filosofico e matematico, in sintomi, immagini oniriche, in tutte le formazioni di compromesso causate dalle esigenze pulsionali inconsce, e in molti luoghi comuni della vita quotidiana.
Matte Blanco analizza ad esempio la difficoltà, comune a tutti anche se in misura diversa, di esprimere in parole i propri sentimenti. Non solo nel caso pur frequente in cui le emozioni sono vaghe e confuse, ma anche di fronte a quelle più forti e violente. Possiamo esporre con ordine e chiarezza i contenuti dei nostri pensieri e delle nostre percezioni, ma non siamo in grado di definire i nostri sentimenti. Quando lo facciamo, spesso siamo costretti a ricorrere a metafore, paragoni, illustrazioni che non sono certo precise.
L’impossibilità di tradurre in logica le nostre emozioni, secondo Matte Blanco, non è altro che la manifestazione della antinomia fondamentale, uno dei luoghi in cui il nostro modo di essere mostra il suo nucleo antinomico. L’emozione, seguendo questa ipotesi, sarebbe una struttura bi-logica, ovvero una costruzione mista di logica classica e simmetrica.
In altre parole, l’emozione è sostanzialmente diversa dal linguaggio della logica, non è definibile usando la logica classica e non è quantificabile in numeri. Certo, è possibile misurare le reazioni fisiologiche dell’organismo, ma finora non è stato possibile quantificare l’esperienza soggettiva dell’emozione, le sue qualità, il suo ruolo nell’equilibrio psichico e nei rapporti interpersonali. Ad esempio un poligrafo (macchina della verità) può misurare solo l’intensità delle reazioni dell’organismo, ma non può dirci nulla sulle qualità e le motivazioni che sottendono tale reazione. Chi può dire se un’emozione anche intensa è dovuta alla consapevolezza di mentire, alla paura, o al fatto che il soggetto sottoposto al poligrafo si stia mordendo la lingua? L’emozione "tende all’infinito" proprio perché non è riducibile ad una quantità finita.
Tuttavia l’emozione viene percepita, e quindi deve essere in qualche modo tradotta in un linguaggio che non le appartiene. Le parole sono un contenitore inadatto per le emozioni, ed è per questo motivo che per descrivere le emozioni è necessario ricorrere al linguaggio metaforico dell’arte. Un quadro o una poesia sono in grado di condensare numerosi contenuti, mentre una parola si riferisce in genere ad un singolo contenuto.
Questa considerazione è molto significativa in vista di una correlazione con il metodo di Lévi-Strauss, che presta una grande attenzione nei confronti delle espressioni artistiche. L’arte è vista dall’antropologo come un contenitore privilegiato, in grado di dar voce ad una molteplicità di tendenze che, in quanto contraddittorie, non possono essere espresse nell’ambito della logica classica. Vedremo nell’ultima parte della tesi l’analisi approfondita di uno stile artistico strutturato sulla base di una molteplicità di motivazioni di questo tipo.
Matte Blanco non presta una diretta e approfondita attenzione all’arte, ma piuttosto ai sogni, ai sintomi dei pazienti, al problema degli spazi mentali. Tuttavia bisogna ricordare che l’arte e il sogno in ambito psicoanalitico sono manifestazioni affini, e che Lévi-Strauss, se non si occupa direttamente di sogni, aderisce alla concezione freudiana che descrive sogni e opere d’arte come formazioni di compromesso.
Inoltre nelle pagine che precedono il frontespizio di L’inconscio come insiemi infiniti (vedi nota 6 della I parte della tesi) Matte Blanco ci mostra un’immagine di un mosaico bizantino del Museo Khora di Istambul, intitolato Un Arcangelo. La figura rappresenta un arcangelo con tre paia di ali. Questa moltiplicazioni di ali è da lui interpretata come la proiezione in termini tridimensionali di una figura mistica che appartiene ad una fantasia con un numero superiore di dimensioni. In altre parole si tratta di una proiezione del modo indivisibile nell’ambito del modo eterogenico. Il linguaggio artistico infatti, pur essendo limitato alle tre dimensioni dei nostri sensi, ha il pregio di non curarsi dei limiti imposti dal principio di non contraddizione (ad esempio un’immagine può rappresentare tranquillamente, nello stesso tempo la nascita, la vita e la morte di un personaggio. Si tratta di un tipo di rappresentazione molto frequente nell’arte occidentale del Medio Evo).
Talvolta i due diversi modi che costituiscono il nucleo della nostra natura riescono a combinarsi in strutture armoniose, coerenti e vitali, anche al di fuori dell’ambito artistico. Un esempio di tali strutture è costituito dai processi di astrazione e generalizzazione, che fanno parte della logica classica.
In casi differenti, l’antinomia mostra il suo volto risolvendosi in strutture disarmoniche, incoerenti, e in questo caso possono diventare distruttive e patologiche. Le malattie psichiatriche presentano una varietà di esempi in cui l’antinomia fondamentale si rivela attraverso formazioni patologiche. In quest’ottica, i sintomi sono tentativi di adattamento falliti, strutture mal riuscite e non funzionanti. I due modi di essere possono infatti trovare sistemi di convivenza positivi da un punto di vista adattivo, oppure esplodere nella malattia. Nei sintomi della schizofrenia in particolare il principio di simmetria rompe gli argini, e invade la sfera della razionalità.
Il modo di essere indivisibile e anche il principio di simmetria sono essenziali all’equilibrio psichico, e contribuiscono positivamente a mantenerlo, se rimangono confinati alle quantità e ai livelli giusti. Altrimenti, il principio di simmetria corrode e dissolve il pensiero e la logica, producendo caos e malattia. Matte Blanco, per spiegare questa commistione tra i due modi di essere incompatibili porta un esempio preso in prestito dalla chimica, paragonando modo di essere indivisibile e modo di essere divisibile (o eterogenico) all’ossigeno e all’azoto. Le molecole dei due gas sono infatti sempre presenti contemporaneamente nell’aria, ma non si uniscono mai per formare una nuova sostanza, quale potrebbe essere il biossido di azoto.
L’antinomia secondo Matte Blanco si rivela anche in altri luoghi, là dove il nostro sistema cognitivo, fondato sulla logica bivalente, ma commisto anche in piccola parte di logica simmetrica, mostra i suoi limiti. Il paradosso di Zenone, i paradossi dell’infinito matematico, probabilmente anche le antinomie kantiane fanno parte di questa zona incerta, in cui la nostra logica rivela i suoi difetti e le sue mancanze. Seguendo l’ipotesi kantiana, la spiegazione di queste antinomie risalirebbe alla natura imperfetta dei nostri sistemi cognitivi, che necessitano di determinate categorie a priori per percepire e comprendere il mondo. Matte Blanco invece propone un’ipotesi differente: la presenza nell’uomo di due modi essere incompatibili, di cui uno, il modo simmetrico, non è penetrabile dalla logica classica e dalle categorie percettive spazio-temporali.
Come abbiamo visto, secondo Matte Blanco l’emozione è una struttura bi-logica, estesamente impregnata dal modo di essere indivisibile e per questo motivo non è possibile ricondurre tutto ciò che è sentimento in termini di discorso razionale, ovvero all’interno della logica bivalente. La logica simmetrica invece gioca un ruolo prevalente nell’ambito delle formazioni della sfera emotiva, che tendono a spezzare i limiti della razionalità, a evadere limiti e confini per tendere a ciò che è indivisibile.
L’emozione e l’inconscio come strutture bi-logiche.
Abbiamo già accennato all’innamoramento come fenomeno particolarmente significativo di simmetrizzazione nell’ambito di una situazione di normalità. Matte Blanco descrive minuziosamente le implicazioni connesse all’interno di un fenomeno comune all’innamoramento: l’idealizzazione dell’oggetto amato. La simmetrizzazione interviene nel processo di idealizzazione che innalza la singola donna amata al di sopra di tutte le donne. La donna amata non è più una donna qualsiasi, ma diventa LA DONNA, sintesi perfetta di tutte le qualità esistenti all’interno della categoria delle donne amate. Non più un esemplare singolo di femminilità ma il femminile in assoluto, che comprende l’intera classe delle donne.
Il principio di simmetria agisce annullando i rapporti asimmetrici all’interno di una classe. In questo caso si tratta della simmetrizzazione dell’intera classe delle donne amate, che si dissolve in tutte le sue singole distinzioni per unificarsi in una sola donna universale.
Una classe è un insieme composto da singoli individui. Il criterio che consente l’unificazione in una classe di un insieme di individui è la somiglianza. Le donne formano una classe ben distinta dalle altre in base alle somiglianze, ai punti in comune che appartengono a tutti gli individui donna. Secondo Matte Blanco l’unione causata dalla somiglianza è una espressione del modo di essere indivisibile all’interno della logica classica ma in assenza di logica asimmetrica: una struttura bi-modale. L’intero sistema razionale si regge dunque anche sul modo di essere indivisibile, e non solo sulle differenze. Le classi in particolare sono legate dalla simmetria, mentre i singoli individui si distinguono grazie alle differenze. Un giusto equilibrio tra differenze e somiglianze, relazioni simmetriche e relazioni asimmetriche, divisibile e indivisibile, unità e varietà, è dunque alla base della corretta formazione dei nostri concetti.
Abbiamo visto come agisce il principio di simmetria. Prediamo ad esempio, estraendole dall’intera classe delle donne, Anna e Maria. Se Anna è più alta di Maria, e Maria è più alta di Anna, la distinzione tra le due diventa difficoltosa. Se estendiamo il principio di simmetria all’intera classe delle donne, simmetrizzando tutte le loro differenze, rimane una sola donna: LA DONNA, il femminile in assoluto. Niente distinzioni, niente rapporti asimmetrici: non rimane altro che una unità indivisibile, un individuo senza distinzioni, che forse si potrebbe definire un individuo infinito.
Dietro la singola donna amata il sentimento, per opera del principio di simmetria, viene riassunta l’intera categoria delle donne. L’emozione è dunque una struttura bi-logica.
Ciò che è essenzialmente differente dalla logica non può essere completamente contenuto in confini logici. Più il sentimento è intenso, più i parametri della logica classica diventano inadeguati e incompatibili. In certi casi, i limiti della logica classica possono essere paragonati alle pareti di una gabbia troppo stretta.
La natura delle emozioni secondo Matte Blanco è omogenea a quella dell’inconscio. Entrambe sono irriducibili alle categorie logiche, entrambe sono strutture bi-logiche, intrise di logica simmetrica. Tuttavia, se l’emozione arriva in genere ad essere sentita, l’inconscio per definizione sfugge completamente alla nostra coscienza.
Secondo Matte Blanco la nostra coscienza non è in grado di decifrare la logica simmetrica di cui l’inconscio è intessuto. Alcune espressioni del mondo indivisibile fanno parte del nostro pensiero consapevole, ma per la maggior parte ne sono completamente estranee. Possiamo immaginare la nostra coscienza come qualcosa di troppo piccolo per contenere la logica simmetrica.
Matte Blanco delimita con esattezza i limiti della nostra coscienza. Innanzi tutto può comprendere solo un oggetto alla volta. Ad esempio, possiamo essere coscienti delle caratteristiche di un solo oggetto intero, oppure possiamo essere intimamente consapevoli del fatto che stiamo pensando, ma non possiamo pensare contemporaneamente a due cose. Inoltre, come abbiamo visto, il nostro pensiero è limitato dalle griglie interpretative legate alle nostre capacità percettive: tempo e spazio tridimensionale.
Le strutture bi-logiche del nostro inconscio sono completamente differenti dai parametri del nostro pensiero cosciente. Sostiene Matte Blanco che, mentre noi percepiamo e pensiamo in modo tridimensionale, le strutture bi-logiche del nostro inconscio funzionano nell’ambito di uno spazio che possiede un numero superiore, infinito, di dimensioni.
Il nostro corpo si muove in uno spazio a tre dimensioni, i nostri occhi organizzano le sensazioni visive in uno spazio a tre dimensioni, la nostra immaginazione opera ugualmente su tre dimensioni. Il nostro pensiero temporale e tridimensionale non è in grado di sfuggire a questa regola, tuttavia riesce ad intuire l’esistenza di un mondo a dimensioni maggiori di quelle a cui è ancorato. Il nostro inconscio si muove in uno spazio che non è quello che siamo abituati a vedere, ed è proprio per questo motivo che i pensieri inconsci non sono accessibili alla nostra coscienza.
Per illustrare efficacemente in che modo un oggetto a dimensioni superiori a tre non è in grado di essere contenuto in uno spazio tridimensionale Matte Blanco porta l’esempio di un oggetto tridimensionale che non può essere inserito in uno spazio a due dimensioni. Prendiamo un vassoio in cui siano dipinte delle mele. Il dipinto è a due dimensioni, anche se suggerisce l’illusione della tridimensionalità. Ma nelle due dimensioni del vassoio non potremo mai farci stare delle mele reali, a tre dimensioni. Allo stesso modo, la nostra coscienza non è in grado di contenere un pensiero inconscio.
Il modo indivisibile tradotto in linguaggio tridimensionale.
Il nostro Io conscio è costituito in modo da poter conoscere oggetti che rientrino nelle categorie del tempo e dello spazio tridimensionale; in altre parole si può dire che noi conosciamo solamente avvenimenti.
Cosa avviene quando si tenta di tradurre qualcosa che fa parte del modo indivisibile in un avvenimento, ovvero in un oggetto per noi conoscibile? Si potrebbe descrivere questa traduzione come l’inserimento di una mela reale in un vassoio bidimensionale. Sembra una traduzione impossibile, eppure secondo Matte Blanco si tratta di un fenomeno ordinario e inevitabile, poiché il modo indivisibile fa parte di noi.
L’emozione, come abbiamo visto, è una struttura bi-logica che fa parte necessariamente della nostra vita. Non è possibile tradurre esattamente le emozioni in logica, ma in qualche modo esse devono essere definite, etichettate, comunicate. Al di là dell’esperienza artistica, Matte Blanco descrive la comune traduzione dell’emozione in "esperienze infinite". Diverse espressioni del linguaggio quotidiano possono rivelare in che modo le emozioni contengono l’esperienza dell’infinito.
Prendiamo ad esempio il comune sentimento di impotenza, tanto frequente nei momenti di sconforto. Matte Blanco nota che l’espressione piuttosto comune "io non sono capace di fare niente" trascende i limiti della logica classica, per inseguire l’infinitamente piccolo. Analizzando il significato letterale di questa affermazione piuttosto comune, ci si rende conto che "non essere capaci di far nulla" corrisponde ad un grado di incapacità non raggiungibile da un essere umano, ovvero un livello di incapacità che supera a dismisura la reale "piccolezza" delle capacità umane.
Oppure, possiamo riprendere di nuovo l’esempio dell’innamoramento. Quale innamorato dirà di amare "per un certo tempo e in un determinato luogo"? Un innamorato decente dichiarerà sempre di amare per sempre, e ovunque. L’emozione si inserisce nella categoria della quantità, sotto la forma di quantità infinita.
Nelle emozioni più intense, odio e amore, gioia e dolore, è abbastanza facile rintracciare "esperienze infinite". Infatti, quando l’emozione è molto forte, tende ad invadere, dilagare e ricoprire l’intero campo della coscienza, mentre i confini spazio temporali si fanno molto sfumati. All’interno queste esperienze, la logica classica conta ben poco. Secondo Matte Blanco l’infinito matematico non è altro che una traduzione goffa in termini tridimensionali di un pensiero che opera in un numero di dimensioni superiore.
La logica classica dunque per parlare di sentimenti deve tradurli in una quantità infinita. In questo modo, essa compie un’operazione strettamente analoga all’appiattimento di una mela reale alle due dimensioni di un vassoio. Come la mela, schiacciata in un vassoio, produce una superficie bidimensionale molto estesa, che finisce col debordare dal vassoio, così il sentimento, traducendosi in logica, si moltiplica in espressioni di quantità infinite.
Matte Blanco usa spesso metafore spaziali per definire oggetti mentali come le emozioni. In realtà, è ovvio che nessun oggetto mentale è uno spazio geometrico. "Si può dire che nessuna cosa umana, sia essa mentale o fisica, è uno spazio geometrico, poiché il concetto di spazio geometrico si occupa di punti, linee, volumi, ecc., e di dimensioni. Questi sono oggetti astratti del tutto diversi dalla quantità sensoriale degli oggetti materiali e anche dalle proprietà degli oggetti mentali. Si può, però, dire che gli oggetti fisici o mentali hanno una dimensione come una loro proprietà e, in questo senso, sono isomorfi a spazi di 1,2,...n dimensioni" 6. Matte Blanco dunque intende la psiche umana come isomorfa allo spazio geometrico solamente riguardo alle dimensioni, o in altre parole, intende il Sé come una struttura isomorfa ma non identica ad uno spazio di un numero n dimensioni.
Sembra un concetto astruso, ma in realtà è l’espressione di esperienze abituali e concrete. Matte Blanco descrive minuziosamente i diversi tipi di rapporti che possono esserci tra "mente contenitore a n dimensioni" e "oggetto contenuto a n dimensioni". Ma cos’è esattamente un oggetto mentale con un numero di dimensioni superiore a quello della mente che deve contenerlo? Cosa significa, concepire la mente e i suoi oggetti come uno spazio a n dimensioni contenente oggetti di n dimensioni?
Un esempio può rendere più facile la comprensione. "Si racconta che, mentre si recava quotidianamente da casa sua al Center of Advanced Studies di Princeton, Einstein fece amicizia con una ragazzina che faceva ogni giorno la sua stessa strada. A un certo punto egli iniziò ad aiutarla nei suoi studi di matematica. È molto probabile che, nello spiegare gli elementi della matematica, Einstein usasse un linguaggio che, per un esperto, conteneva profonde intuizioni sull’argomento. È altrettanto probabile che almeno alcune di queste intuizioni non espresse non fossero colte dalla ragazzina che probabilmente "assumeva" le nozioni più elementari, anche se in modo diverso da come avrebbe potuto assumerle da un insegnante meno profondo"7.
Come la bambina non era in grado di comprendere completamente le intuizioni di Einstein, così la nostra mente tridimensionale è incapace di assumere un oggetto troppo complesso, di dimensioni superiori a tre. Si può trattare di un oggetto mentale (un’emozione, un contenuto inconscio) o anche di un eventuale (non è detto che esistano) oggetto fisico: in entrambi i casi si tratta di un oggetto che possiede un numero di dimensioni superiore a quelle che siamo in grado di comprendere coscientemente.
Le emozioni e l’inconscio, come abbiamo visto, sono strutture bi-logiche, ovvero contengono logica simmetrica, espressione del modo indivisibile. L’emozione può essere considerata, alla luce dell’esempio precedente, come un oggetto mentale che contiene elementi troppo complessi per essere compresi dalla logica tridimensionale, e quindi tradotti in linguaggio verbale.
Se i contenuti del nostro inconscio sono inaccessibili alla nostra coscienza, le emozioni rientrano nella sfera della nostra consapevolezza e, sia pure parzialmente, siamo in grado di pensarle, ovvero, seguendo la concezione dell’autore, ridurle ad eventi, ad oggetti tridimensionali.
Matte Blanco, per spiegare la natura solo parzialmente pensabile delle emozioni, cita e traduce un’intuizione di Henri Bergson: "Tutte le operazioni della nostra intelligenza tendono verso la Geometria come al fine dove trovano la loro perfetta realizzazione" (Bergson 1906, ed 1970 p.229)8. La nostra intelligenza può concepire spazi con dimensioni superiori alle tre dimensioni dello spazio geometrico, ma si tratta di un modo di concepire che non è un pensare strutturato nello spazio e nel tempo, ma un sentire che non appartiene alla logica classica.
Il nostro pensiero dunque è limitato dalle categorie spazio-temporali, e perciò non può essere consapevole di più di una cosa per volta. Dunque emerge subito l’impossibilità di cogliere esaustivamente le nostre emozioni: per diventare consapevoli dell’emozione che stiamo provando in un dato momento, siamo costretti ad interrompere l’esperienza diretta di questa emozione per acquisire la consapevolezza che la stiamo provando. Questo non annulla la nostra emozione, ma la modifica. Ad esempio, se concentriamo intensamente la nostra attenzione sul dolore nello stesso istante in cui lo stiamo provando, probabilmente l’intensità del dolore diminuisce, visto che la nostra coscienza non riesce a contenere due oggetti alla volta (l’attenzione sul dolore e il dolore stesso). Viceversa, se tentiamo di non pensare al dolore nello stesso istante in cui lo stiamo provando, lo sentiremo più intensamente.
Tutte le emozioni dunque contengono "esperienze infinite", poiché non abbiamo altro modo di interpretare attraverso le nostre strutture cognitive tridimensionali qualcosa che possiede un numero superiore di dimensioni. Alla luce di questa ipotesi, si può comprendere meglio per quale motivo per descrivere emozioni e sentimenti vengono spesso usate spesso metafore e linguaggi più evocativi, come quello poetico. Suoni, immagini e altri mezzi espressivi artistici, linguaggi non trasparenti che suggeriscono senza indicare esattamente contenuti, possono far riferimento ad una realtà non strettamente legata alla percezione tridimensionale. Poiché il pensiero pensa soprattutto attraverso immagini, l’unico modo che ha per "vedere" qualcosa che non si limita a tre dimensioni è quello di appoggiarsi ad un’unica immagine, che sia in grado e di suggerire e sintetizzare ciò che non può essere visto nella sua interezza, e di essere contenuta dai limiti angusti della coscienza.
Matte Blanco, ancora a proposito dell’innamoramento, evidenzia il fatto che il fatto che il verbo amare denota una forma di azione, e dunque di asimmetria. Amare come espressione verbale è dunque già una traduzione in termini di logica classica, l’espressione di un’emozione che avviene ai livelli della logica classica. I livelli della logica sono i livelli del pensiero vigile e cosciente, i livelli in cui dominano gli eventi, il modo divisibile, la percezione degli oggetti materiali (e tridimensionali). Si tratta del livello più superficiale della nostra psiche, dove l’emozione viene intesa come avvenimento, oggetto distinto, collocato nello spazio tridimensionale, cangiante nel tempo. Ad un livello più profondo e inconscio, dove agisce la logica simmetrica, non esiste più l’azione, non esiste più l’evento, non esiste più il verbo amare. Ciò può sembrare assurdo. In realtà, seguendo l’ipotesi di Matte Blanco non è affatto assurdo ma è l’espressione dell’inevitabile pensiero bi-logico, dovuto al fatto che non appena "pensiamo" la realtà omogenea indivisibile, la dividiamo.
Seguendo le indicazioni di Matte Blanco, si deve concludere che le nostre funzioni cognitive possono conoscere in modo esaustivo solo ciò che è quantificabile, ovvero ciò che è riducibile a relazioni asimmetriche e a categorie spazio-temporali. In altre parole, come si è già detto, il nostro Io è in grado di conoscere solamente avvenimenti o eventi, e ciò che non è evento viene o ignorato o tradotto in un evento.
Come la piccola allieva di Einstein, la nostra mente tridimensionale coglie solo parzialmente l’essere indivisibile, poiché si tratta di una realtà troppo complessa per le nostre capacità cognitive. Le nostre capacità cognitive coscienti sono dunque troppo limitate per cogliere la realtà indivisibile, e sono obbligate a trattarla solo in parte, ovvero a dividerla.
L’infinito come struttura bi-logica.
Abbiamo visto che l’infinito di Matte Blanco è una manifestazione del modo indivisibile. Non è soltanto bi-modale, ma è anche una struttura bi-logica, ovvero l’espressione di una logica composita che comprende la logica classica, espressione del modo divisibile, e la logica simmetrica, espressione del modo indivisibile.
Matte Blanco cerca di dimostrare l’esistenza della antinomia fondamentale soprattutto attraverso l’esame delle formazioni di compromesso dei suoi pazienti, ricche di strutture bi-logiche. Oltre all’analisi delle strutture bi-logiche che si presentano nei sintomi e nei sogni dei suoi pazienti, tenta di definire i contorni dell’antinomia fondamentale analizzando i paradossi contenuti nel concetto matematico di infinito.
Osservando nei sogni e nei meccanismi schizofrenici il principio di simmetria (PS) in azione, si possono identificare dei meccanismi omogenei alla definizione matematica di infinito. Abbiamo visto che la simmetrizzazione tende a trattare classi e relativi componenti come se fossero la stessa cosa, o in altre parole ad uniformare la parte e il tutto.
"Perciò se una parte ha, diciamo, cinque elementi ed il tutto dieci, e se vige il principio di simmetria, allora, come ci dice l’osservazione dei casi appena citati, la parte e il tutto sono trattati come se avessero lo stesso numero di elementi, cioè come se fossero equipotenti. Questa proprietà è precisamente alla base della famosa definizione di Dedekind di un insieme infinito: un insieme è infinito se e solo se può esser messo in corrispondenza biunivoca (cioè se è equipotente) con una sua parte propria. Concludiamo che l’inconscio tratta il suo oggetto come se si uniformasse alla definizione matematica di infinito"9.
Matte Blanco sottolinea il fatto che la comprensione scientifica della natura è costruita sulla base del calcolo infinitesimale, che è fondato sul concetto di infinito. Di conseguenza, il concetto di infinito è presente in tutte le elaborazioni scientifiche del concetto di natura. Se il concetto matematico di infinito è una struttura bi-logica che testimonia l’antinomia fondamentale nell’uomo e nel mondo, i paradossi contenuti nel concetto matematico di infinito sono causati dal modo di essere antinomico del mondo.
La nostra coscienza è in grado di sviluppare solamente conoscenze imperfette, parziali e contraddittorie in quanto è legata dalla logica classica e dai meccanismi percettivi al modo di essere divisibile, mentre il modo di essere indivisibile rimane in gran parte incomprensibile. L’infinito matematico è il prodotto imperfetto del nostro pensiero logico limitato, legato a causa dei sensi allo spazio tridimensionale e al tempo, ma in cui il modo di essere indivisibile manifesta inequivocabilmente la sua presenza.
L’infinito testimonia dunque la presenza del modo indivisibile anche nella matematica, nella forma di struttura bi-logica. Secondo Matte Blanco, se l’indagine della natura si serve della matematica e in particolare del calcolo infinitesimale, è chiaro che matematica e natura hanno molto in comune. Se il modo indivisibile è presente nella matematica, e se matematica e natura condividono strutture e conformazioni affini e sovrapponibili, ne consegue che il modo indivisibile è presente anche in natura.
L’infinito riveste dunque un ruolo preminente tra le argomentazioni che riguardano l’antinomia fondamentale, in quanto è la chiave che permette di svelare l’esistenza del modo indivisibile al di là dei meccanismi cognitivi ed emotivi. Non si tratta solamente di individuare i limiti delle nostre possibilità di conoscenza, o le condizioni del nostro equilibrio psichico; Matte Blanco è convinto che questi due modi esistono concretamente in natura, che costituiscono l’essenza delle cose, che senz’altro rappresentano qualcosa di nuovo dal punto di vista dell’indagine scientifica sulla natura.
Secondo Matte Blanco non solo esiste un isomorfismo tra matematica e natura, ma anche tra natura e struttura psichica umana. La scoperta delle strutture bi-logiche attraverso l’analisi dell’inconscio ha segnato dunque secondo Matte Blanco un traguardo importante, non solo per la psicoanalisi, ma anche per la matematica e le scienze che studiano la natura.
L’indagine sull’infinito viene condotta con l’intenzione dichiarata di scoprire gli orizzonti di una nuova matematica, che comprenda anche l’esistenza della bi-logica. Matte Blanco intende innanzi tutto mettere in luce che le leggi matematiche risultano esatte solo se applicate a quantità limitate, ma non se applicate all’insieme infinito dei numeri. Questa incongruenza dimostrerebbe che l’infinito è una struttura bi-logica.
"Affrontiamo ora il problema. Consideriamo l’insieme dei numeri naturali o interi nel loro ordine naturale, cioè {1,2,3,... } = N. Si tratta di un insieme infinito che, visto in un certo modo, è formato da due sottoinsiemi propri (cioè sottoinsiemi che non contengono tutti gli elementi dell’insieme). Questi sono l’insieme (infinito) dei numeri pari {2,4,6,...} e l’insieme (infinito) dei numeri dispari {1,3,5,...}. Si noti che sia il senso comune che la definizione matematica di sottoinsieme proprio ci dice che il numero degli interi è più grande del numero dei pari: si sarebbe portati a dire che è il doppio. Eppure, se prendiamo gli elementi di questi insiemi uno per uno, troviamo che al numero naturale 1 corrisponde il numero pari 2, e viceversa. Al numero naturale 2 corrisponde il numero pari 4, e viceversa e così via all’infinito. In altre parole c’è una corrispondenza biunivoca tra i due insiemi e questo è normalmente interpretato come significante che l’insieme dei numeri naturali è equipotente all’insieme dei numeri pari. È anche equipotente al sottoinsieme proprio dei numeri dispari, come mostra un ragionamento identico al precedente"10.
L’infinito è importante dal punto di vista di Matte Blanco in quanto dimostra che l’esperienza della indivisibilità, la partecipazione al modo indivisibile, fa parte delle funzioni psichiche normali. Se l’infinito, concetto cardine della matematica e delle scienze in generale, è una struttura bi-logica, ovvero una struttura di cui fa parte anche la logica simmetrica, allora il modo indivisibile non è un patrimonio esclusivo della patologia mentale. Il concetto di infinito dimostra che il pensiero non può fare a meno di cercare di confrontarsi con questo modo di essere a-spaziale e a-temporale, usando le sue categorie spazio temporali in costruzioni concettuali che non possono che essere incoerenti: una manifestazione dall’antinomia fondamentale.
Matte Blanco sottolinea il fatto che il semplice concetto matematico di infinito provoca "un sentimento di fascino e paura": seguendo la sua ipotesi, ciò è dovuto alla sua natura di struttura bi-logica. Il modo di essere indivisibile si manifesta nella struttura bi-logica dell’infinito in modo parziale e limitato. Caratteristica dell’infinito è l’identità tra parte e tutto, che nel caso dell’infinito matematico è limitata ad una sola e singola caratteristica: l’equipotenza. Infatti, i paradossi dell’infinito riguardano unicamente questa singola proprietà. Per questo motivo il sentimento di angoscia provocato dal semplice concetto matematico di infinito è, tutto sommato, limitato e circoscritto.
Il modo indivisibile tuttavia si fa sentire in forme ben più pregnanti nell’ambito di altre esperienze di infinito, in cui l’identità tra parte e tutto non si limita affatto ad una singola caratteristica. Matte Blanco sostiene che questo si verifica nell’ambito delle emozioni, soprattutto in quelle più forti, in quanto la loro intensità viene sentita come se tendesse appunto all’infinito, ma anche perché inducono a simmetrizzazioni in cui la parte equivale al tutto. Inoltre, nei sogni e in tutte le formazioni di compromesso (manifestazioni dell’inconscio in generale) si ritrova quel rapporto di identità fra parte e tutto che è tipico del concetto matematico di infinito. La logica dell’inconscio è dunque la stessa che sottintende il concetto di infinito matematico: la bi-logica.
Strutture bi-logiche nel lavoro di Melanie Klein.
In Pensare, sentire, essere viene dato ampio spazio al lavoro di Melanie Klein11. Secondo Matte Blanco, le descrizioni e i postulati teorici della psicoanalista contengono implicitamente il concetto di bi-logica. In altre parole, la Klein con le sue osservazione descrive fantasie e sintomi mettendone in evidenza le caratteristiche bi-logiche, pur non conoscendo il termine "bi-logica" con tutte le sue implicazioni metafisiche.
L’esperienza clinica di Melanie Klein sui bambini mette in risalto la rilevanza e anche la violenza che le strutture bi-logiche assumono nell’ambito di vissuti fantastici precoci. All’interno di queste fantasie le leggi usuali della logica e le consuete categorie spazio-temporali perdono il loro significato, e anche la loro capacità di procurare equilibrio e sicurezza.
Le descrizioni di Melanie Klein risultano in larga misura più perturbanti del semplice concetto di infinito matematico. Nella crudeltà e nella varietà stravagante delle fantasie aggressive infantili non è difficile riconoscere una intensità che tende all’infinito. La stessa autrice del resto riconosce quanto possono essere spaventose e in apparenza assurde le immagini che passano per la mente di un bambino. Ad esempio in uno dei suoi scritti12 viene descritto il comportamento in analisi di una bambina di sei anni. La piccola paziente, di nome Erna, rappresentava giocando con una bambola le sue fantasie.
Le fantasie messe in scena in questo gioco erano assai violente: la bambola, che rappresentava sia Erna, sia la madre di Erna diventata bambina, subiva crudeli torture da una quantità di feroci demoni e infine veniva uccisa.
Questo tipo di fantasie non sono un appannaggio esclusivo dei bambini disturbati, ma si riscontrano anche nei bambini che non accusano sintomi patologici. Il gioco di Erna, con i suoi contenuti sanguinosi e i suoi numerosi demoni in azione, era il risultato in termini di una trasposizione di emozioni e fantasie molto intense, che facevano assumere al gioco uno stile estremamente violento.
Il gioco, a differenza del linguaggio verbale, è particolarmente adatto a configurare questi meccanismi che Matte Blanco definisce bi-logici. Il gioco, essendo un’azione, ovviamente non può che svolgersi in un ambito che ha le stesse coordinate della logica classica: lo spazio tridimensionale e il tempo. Tuttavia nel caso in questione una sola bambola è in grado di rappresentare contemporaneamente un oggetto, la bambina e la madre della bambina, il che significa che gli oggetti con cui il bambino gioca sono in grado di contenere e condensare un gran numero di personaggi, azioni e avvenimenti. Inoltre l’azione del giocare è condotta con l’accompagnamento di una quantità di fantasie, che traducono l’intensità delle emozioni della bambina, intensità che tende all’infinito attraverso le immagini particolarmente violente (crudeli torture, morte) e nel numero dei persecutori (i demoni).
Bi-logica e metodo scientifico.
Le osservazioni cliniche della Klein hanno avuto il pregio di mettere in rilievo la frequenza e la pregnanza delle strutture nei primi anni di vita. Tuttavia Matte Blanco sottolinea il fatto che il lavoro di Melanie Klein, come del resto anche il lavoro di molti psicoanalisti, risulta in un certo modo contaminato da costrutti bi-logici.
Matte Blanco mette bene in chiaro che la scienza dovrebbe essere estranea alla bi-logica, la quale dovrebbe rimanere confinata nei fatti. In altre parole, pur registrando l’esistenza di costruzioni bi-logiche sia nei sintomi nevrotici e psicotici, sia nei sogni e nelle emozioni della psiche sana, Matte Blanco ritiene che il discorso scientifico non dovrebbe essere danneggiato dalla bi-logica. Inoltre la bi-logica è presente, sempre seguendo l’ipotesi dell’autore, anche in natura, come manifestazione dell’antinomia fondamentale. Il discorso scientifico dovrebbe dunque riconoscere questa antinomia, ma rispettando scrupolosamente i confini della logica classica.
Matte Blanco spera che in futuro si possa concepire una super-logica unitaria, che ci permetta di pensare adeguatamente il modo indivisibile, e non solo di "pensicchiarlo". Ma una logica in grado di comprendere insieme e senza contraddizioni logica classica e logica simmetrica, ancora non esiste, e il discorso scientifico deve dunque attenersi strettamente alle regole della logica aristotelica.
Purtroppo nell’ambito del lavoro psicoanalitico, a causa delle sue peculiarità, il rischio di un inquinamento rimane alto. Il discorso dello psicoanalista, pur riconoscendo la bi-logica nei sintomi e nel vissuto del paziente, corre più degli altri il rischio di contenere formazioni bi-logiche. Infatti, secondo Matte Blanco, la psicoanalisi avrebbe prodotto una gran quantità di concetti che non rispettano fino in fondo la logica classica. Alcuni di essi, come i concetti di "identificazione proiettiva", "oggetto bizzarro", e "oggetto parziale", vengono definiti dall’autore come strutture bi-logiche vere e proprie.
In sintesi: emozioni, inconscio e infinito matematico condividono la stessa natura: sono strutture bi-logiche. Emozioni, inconscio e infinito sono sottostrutture della bi-logica. Dunque, logica simmetrica e bi-logica non sono una particolarità esclusiva dell’inconscio. Bisogna porre molta attenzione a non confondere il ruolo necessario che la bi-logica svolge nelle emozioni e nell’inconscio con il ruolo che la bi-logica non deve svolgere nel corrompere il pensiero e il discorso razionale, incentrato sulla logica classica.
Matte Blanco sottolinea comunque il fatto che la logica classica, malgrado la sua indiscutibile validità nel comprendere e usare le leggi della natura a vantaggio dell’essere umano, non è sufficiente a comprendere tutto. In particolare, la logica si rivela insufficiente nel descrivere e comprendere le emozioni e l’inconscio. "Questa convinzione è eloquentemente espressa nei pensée di Pascal: "le coeur a ses raisons que la raison ne connaît point". Si noti che Pascal usa il termine "raisons" per riferirsi a "coeur": un suggerimento o intuizione di un’altra logica" 13.
Antinomia fondamentale e principio di simmetria.
Matte Blanco ha rintracciato nell’antinomia fondamentale la radice del principio di simmetria. Seguendo il suo punto di vista, la logica asimmetrica costituisce il linguaggio proprio del modo di essere divisibile, la logica simmetrica è invece il linguaggio peculiare del modo indivisibile. Dunque è naturale che entrambi i linguaggi, simmetria e asimmetria, contribuiscano in egual misura a comporre l’universo simbolico umano.
Simmetria e asimmetria vengono delineati come due aspetti irrinunciabili e radicati nel nostro modo di essere duplice e antinomico. Questo potrebbe essere il motivo per cui simmetria e asimmetria si ritrovano intrecciate insieme nelle opere d’arte, nei costrutti scientifici, nelle organizzazioni sociali. Resta da chiarire se e come sia possibile riallacciare il principio di simmetria così come veniva concepito secondo l’ottica della tradizione ai dati che emergono dal lavoro di Matte Blanco.
NOTE
II PARTE
1
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.81.2
Ibidem, p.295 pensicchiare dall’inglese thinkating (indice analitico, p.395).3
Ibidem, p.204.4
Stefania Rossini, Dieci psicoanalisti spiegano i temi centrali della vita, Milano, Edizione CDE S.p.A. su licenza Rizzoli, 1985.5
Matte Blanco descrive anche una serie particolare di strutture in cui i modi (eterogenico e indivisibile) e le logiche (classica e simmetrica) si combinano in modi differenziati e distinguibili. Citerò qui le più importanti:6
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.350.7
Ibidem, p.352.8
Ibidem, pp.219-220.9
Ibidem, p.80.10
Ibidem, p.76.11
Melanie Klein è nata nel 1882 a Vienna. Insieme ad Anna Freud, fu tra i pionieri dell’analisi infantile. Incominciò a lavorare intorno al 1919, dopo aver concluso l’analisi didattica con Ferenczi, e nel corso della sua esperienza con i bambini inventò la tecnica di "analisi del gioco", che permette ai bambini di dare forma alle loro fantasie inconsce attraverso il gioco. Il suo lavoro è stato dedicato soprattutto all’osservazione delle fantasie inconsce infantili, all’analisi dell’importanza dell’aggressività, dell’istinto di morte e dell’invidia nei primi stadi evolutivi della psiche umana e del pensiero. Nel 1920 Karl Abraham la chiamò a lavorare presso l’Istituto di Psicoanalisi di Berlino, da lui diretto. Dal 1926 fino al 1960, anno in cui morì, lavorò a Londra, dove si era recata su invito di Ernest Jones, nell’ambito della British Society e dell’Istituto di psicoanalisi.12
Melanie Klein, The psychoanalisis of children, The Hogarth Press, Ltd, London, 1950. La psicoanalisi dei bambini, traduzione italiana di Giorgio Todeschini e Carlo Carminati, a cura di Lydia Zaccaria Gairinger, Firenze, Martinelli,1970, pp.66-67.13
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.73.III PARTE
L’equilibrio mentale e il principio di simmetria.
Il modo indivisibile fa parte a pieno titolo del pensiero cosciente e lo influenza in maniera varia e notevole. Si può rilevare l’esistenza del modo indivisibile dall’analisi di strutture bi-logiche come l’infinito, oppure in strutture che pur appartenendo unicamente alla logica classica ed escludendo la logica simmetrica sono bi-modali come il processo di astrazione e di generalizzazione. Il pensiero normale, il pensiero della vita quotidiana, risulta in fin dei conti un composto in cui si ritrovano percentuali di logica classica, percentuali di bi-logica (dovute all’influenza delle emozioni e dell’inconscio) e percentuali di processi bi-modali ma non bi-logici.
Ci sono delle differenze individuali, il pensiero può essere più o meno influenzato o invaso dalla bi-logica. Un esempio degli effetti nefasti che la bi-logica può avere sul pensiero è dato dal razzismo, in cui le caratteristiche appartenenti a pochi individui vengono estese all’intera classe, ovvero un’intera classe viene simmetrizzata e quindi risulta identica ad un solo componente della classe (un uomo nero riassume le caratteristiche di tutta la classe degli uomini neri). Tuttavia, non esiste un essere umano che sia in grado di pensare unicamente in termini di logica classica.
Il modo indivisibile e la sua logica simmetrica diventano solamente più evidenti nelle patologie psichiche e nelle diverse espressioni dell’attività fantastica. Per comprendere meglio la natura di questi fenomeni, è necessario tenere ben presente che con le sole relazioni simmetriche non è possibile pensare. Anche all’interno dei processi inconsci esistono relazioni asimmetriche fra le classi, mentre i rapporti simmetrici sono confinati all’interno delle varie classi. Sembra insomma che la simmetria sia sempre inclusa in ogni sistema psichico sano ed equilibrato, ma circoscritta e incasellata all’interno di più ampie strutture asimmetriche. La relazione tra malattia psichica e salute è fondamentale in vista di una esatta definizione del concetto di simmetria nell’opera di Matte Blanco.
Matte Blanco non è affatto chiaro nel definire i rapporti tra modo divisibile e indivisibile. In genere ne parla come di due modi di essere egualmente esistenti e inconciliabili, ma ad un certo punto citando Platone, sembra definire il modo divisibile come una illusione: "Vista da questa prospettiva, la coscienza - che è costituita sul modello fisiologico di vista/udito/tatto/odorato e in quanto tale è idonea a <<vedere>> fenomeni spazio-temporali - è in realtà un inganno che sostituisce l’essere indivisibile con l’avvenimento. Finora è stato un inganno utile perché ha permesso all’umanità di vedere, anche se in una forma non sostanziale, come le "ombre" di Platone, aspetti della sua natura più intima che altrimenti le sarebbero sfuggiti."1
Da queste parole il modo indivisibile risulta un limite che ci impedisce di vedere l’autentico aspetto del mondo, piuttosto che un modo di essere. Il pensiero cosciente, che come abbiamo visto ha bisogno della logica asimmetrica per esistere, opererebbe seguendo questa prospettiva una sorta di deformazione sul modo di essere indivisibile trasformandolo in un avvenimento, ovvero modificandolo e costringendolo, attraverso le proprie categorie sensoriali, in qualcosa che è situato nello spazio e nel tempo. Ci è possibile dunque sperimentare il modo di essere indivisibile anche intellettualmente, ma trasformandolo in qualcosa che è simile agli oggetti dell’esperienza sensibile, ovvero incasellandolo nelle categorie spazio-temporali e rendendolo divisibile. Seguendo queste indicazioni, sembra di capire che in qualche modo il nostro inconscio viva a diretto contatto con una realtà più autentica, ovvero il modo indivisibile. Invece la nostra coscienza non è in grado di viverla direttamente, ma solo indirettamente, attraverso la lente deformante dell’intelletto.
Gli argomenti sviluppati da Matte Blanco mi sembrano insufficienti a fondare la sua ipotesi metafisica della "antinomia fondamentale". Non c’è dubbio che, da tutti gli esempi e i casi clinici riportati, l’intera psiche umana non è riducibile alla logica asimmetrica e quantificabile. Le antinomie descritte depongono in favore di una insufficienza del metodo scientifico di inquadrare in un sistema coerente ed esaustivo i fenomeni esistenti. Ma questa manchevolezza della logica classica non basta ad ipotizzare un dualismo essenziale nell’uomo e nel mondo. Infatti manca qualsiasi argomento che giustifichi il fatto che la realtà debba corrispondere alle nostre capacità cognitive.
Ad esempio ancora siamo ben lontani dall’inquadrare l’enorme complessità della vita psichica in un modello meccanicistico. Infatti è impossibile inserire in un esperimento scientifico un solo uomo, ma accompagnato dalla sua storia personale, dalla sua rete di rapporti sociali e famigliari, per non parlare dell’eredità biologica. Ma questo fatto non giustifica in alcun modo una scissione tra i fenomeni che riusciamo in qualche modo a raccogliere in un sistema coerente, e quelli che sfuggono ancora alla nostra comprensione. A questo proposito sembra calzante lo stesso esempio portato da Matte Blanco, quando cita l’amicizia di Einstein con la giovane studentessa2. Forse non è sbagliato paragonare la nostra logica classica di fronte al mondo alla bambina che si trova di fronte sapienza matematica di Einstein: è incapace di contenere il mondo nella sua interezza, ma in grado di assimilarne solo una parte.
Simmetria, forma e contenuto.
La forma e il significato di tutte le elaborazioni umane sono vincolati sia alla simmetria, sia al numero. Lévi-Strauss, studiando i sistemi di classificazione e le gerarchie di valori di numerose società primitive, senza dimenticare di paragonarle a quelle moderne, è giunto alla conclusione, coerente con i principi fondamentali dello strutturalismo, che la forma delle regole sociali surclassa di gran lunga il contenuto per importanza e densità di significati. Ad esempio, non conta ciò che viene proibito (un cibo, un animale totem, un comportamento), ma la relazione che questa regola di proibizione ha con le altre regole. Le regole che impongono l’ordine nelle istituzioni sono simmetriche, ovvero sono relazioni che conservano il loro significato anche se vengono invertite. Il significato più autentico di una regola non va cercato nel contenuto, ma nella struttura della forma.
Come abbiamo visto, i rapporti formali, la divisione e classificazione della realtà in un insieme organico, costituiscono secondo Lévi-Strauss l’esigenza fondamentale dell’attività cognitiva umana. Categorie scientifiche e totemiche possiedono dunque la stessa natura formale: possono essere più o meno efficaci dal punto di vista pratico, ma entrambe compongono sistemi ben articolati.
Secondo Lévi-Strauss il mantenimento della stabilità e dell’ordine in campo sociale, si organizza sviluppando strutture in cui la simmetria svolge una funzione ben precisa sia nella ricomposizione dei conflitti, sia nella solidificazione delle barriere gerarchiche. Più esattamente, è la mescolanza di simmetria e asimmetria che riveste la massima importanza sia direttamente nell’organizzazione sociale, sia indirettamente nell’espressione in ambito artistico di dinamiche e conflitti sociali.
Un esempio significativo, che illustra efficacemente sia la supremazia dell’elemento formale, sia il ruolo della simmetria, è costituito dalla struttura sociale dei "Mbaya Guaiacuru", popolazione indigena brasiliana, di cui sopravvivevano, al tempo in cui Lévi-Strauss aveva effettuato le sue ricerche, solo poche tribù: i Toba e i Pilaga del Paraguay, i Caduvei del Brasile 3.
La gerarchia sociale degli indigeni Mbaya era improntata ad una rigida suddivisione in classi. Le classi sociali erano sigillate ermeticamente da ruoli e compiti minuziosamente suddivisi. Non è difficile immaginare quanti contrasti nascondono le società obbligate e divise in caste chiuse, senza vie di uscita o di comunicazione.
Come struttura sociale assomigliava curiosamente a quella del nostro medioevo europeo. Come nella vecchia Europa, la popolazione Mbaya era rigorosamente e verticalmente stratificata in caste di nobili e servi. Lévi-Strauss a proposito cita il caso di un tedesco che nel XVI secolo aveva avuto modo di recarsi in quelle regioni, e aveva paragonato queste relazioni sociali a quelle che esistevano allora nel suo paese.
La società Mbaya era strutturata in un sistema articolato. In primo luogo era divisa in tre grandi classi: nobili, guerrieri e schiavi. All’interno di queste tre trovavano posto altre ripartizioni: la casta nobiliare si divideva in nobili per eredità e nobili acquisiti. I nobili per eredità, la casta più alta in assoluto, si scindevano poi in rami cadetti e primogeniti. Anche le caste inferiori dei guerrieri e dei servi avevano le loro gerarchie.
La superbia di queste classi sociali era molto simile a quella dei nobili europei. Gli stessi spagnoli trattavano i nobili Mbaya con rispetto, e da parte loro i Mbaya consideravano con sufficienza i bianchi che appartenevano a classi sociali inferiori.
Queste descrizioni sembrano convalidare l’ipotesi dell’autore, secondo la quale le strutture sociali umane si richiamano tutte ad una serie limitata di schemi dualistici. Non ci sarebbero dunque novità in campo di evoluzione sociale, ma solo assortimenti e combinazioni di uno stesso limitato repertorio. Dunque la varietà apparente di costumi e linguaggi deriva soprattutto dalla diversità di composizione.
Il sistema sociale qui descritto tende a trovare il proprio equilibrio chiudendosi in un insieme armonico di cornici e ripartizioni, in cui si intersecano assi simmetrici e asimmetrici. Come la simmetria diluita nella varia costruzione di un dipinto rinascimentale, le società umane acquisiscono configurazioni complesse, alla ricerca di equilibrio e armonia.
Il medioevo europeo, che come abbiamo detto possedeva una struttura sovrapponibile a quella degli antichi Mbaya, aveva sintetizzato in una figura geometrica semplice e perfetta questo insieme articolato di rapporti sociali: la piramide. Risulta abbastanza intuitivo sovrapporre in cima alla piramide la classe poco numerosa dei nobili ereditari Mbaya, e sotto di essi, via via, le diverse classi sociali, che si allargano fino alla base dei servi più servi degli altri.
Un tratto curioso della società Mbaya era l’avversione e il disgusto nei confronti di eventi ed emozioni che nella società moderna e occidentale vengono enfatizzati e privilegiati proprio perché "naturali". La procreazione veniva considerata dalla nobiltà Mbaya con disprezzo e orrore in quanto manifestazione di quella natura che noi idealizziamo, e che loro fuggivano e rifiutavano. L’aborto e l’infanticidio non erano un crimine, ma un fatto normale. Erano diffusi al punto che molte delle aggressioni ad altre tribù di questi nobili guerrieri erano finalizzate a rapire bambini da adottare. L’adozione superava di gran lunga la procreazione.
Questa avversione nei confronti della natura non è affatto rara presso i popoli che noi consideriamo primitivi, anche senza arrivare a questi eccessi. Il contrasto con la tendenza odierna a enfatizzare la natura "buona" in opposizione alla civiltà "cattiva" potrebbe essere interpretato come il rovescio della medaglia della tendenza più antica a marcare comunque un confine netto tra uomo e ciò che non è umano. Questa interpretazione potrebbe confermare l’ipotesi di Lévi-Strauss, per cui, essendo il bisogno di ordine essenziale per l’uomo e più importante del bisogno di conoscere e di controllare gli eventi, l’importanza della struttura tende a superare quella dei contenuti.
Conflitti sociali ed espressione artistica.
L’antica struttura sociale dei Mbaya sopravvive nella tribù dei Caduvei, ultimi esponenti studiati da Lévi-Strauss. In questa tribù i ruoli maschili e femminili sono rigidamente e simmetricamente definiti. Gli uomini scolpiscono legno e avorio, le donne si occupano esclusivamente di pittura: su ceramica, pelle di animali e corpo umano. La pittura sul viso presso i Caduvei è una forma espressiva particolare, in cui la simmetria e l’asimmetria si compongono in una struttura che coincide ancora una volta con quella delle nostre carte da gioco.
Questo tipo di pittura rivela in modo eccezionalmente significativo la pregnanza sociale e culturale che può raggiungere il linguaggio figurativo. La funzione cosciente di questa pittura corporea è quella di esprimere la differenza tra natura e cultura, ovvero la superiorità dell’uomo nei confronti di ciò che lo circonda. Si tratta di negare una unità, quella tra natura e cultura umana, che paradossalmente la nostra civiltà avanzata cerca di ricostruire. Ma oltre questo scopo dichiarato si nascondono altre finalità, che non possono raggiungere la sfera della consapevolezza.
Interpretare l’arte di questo popolo significa smontare una serie di dualismi, che si combinano come in un gioco di scatole cinesi. Ad un primo livello più superficiale si trova una prima divisione, quella tra donne e uomini. Ad essa corrisponde, parallelamente ma su un altro piano, la divisione tra scultura e pittura. La pittura a sua volta si realizza in una composizione di due tipi di motivi: motivi simmetrici si alternano a motivi asimmetrici.
Come la singola figura di una carta da gioco, così la coppia di opposti assolve ad una duplice funzione: da una parte deve essere un oggetto e un mezzo per il dialogo tra i giocatori (e qui si tratta già di una funzione duplice), dall’altra deve essere il segno di un significato ben preciso nell’ambito della struttura del gioco. Allora la figura della carta da gioco assume una forma che rappresenta un compromesso efficace: è simmetrica, in modo da poter essere vista da entrambe le parti (e in questo modo assolve alla funzione di essere un mezzo di dialogo), ma anche asimmetrica poiché è disegnata su di un asse obliquo (e in questo modo assolve alla funzione di segno che marca un compito ed una differenza). La struttura dell’arte caduvea può essere sovrapposta alla struttura della carta da gioco. Si tratta infatti di una intricata e sovrapposta serie di dualismi che deve corrispondere ad esigenze numerose e contraddittorie.
La pittura dei Caduvei non era un occasionale capriccio artistico, ma secondo l’ipotesi di Lévi-Strauss era causata da intenzioni e bisogni profondi, concernenti non il singolo individuo, ma la società nel suo insieme.
Il dipinto veniva eseguito direttamente sulla pelle del volto, con una spatola di bambù intrisa di un colore blu-nero. Il lavoro andava avanti a mano libera, senza seguire bozzetti preparatori ma un canovaccio fisso memorizzato, da cui la pittrice si sbizzarriva in una serie di complicate variazioni sul tema.
Il viso veniva inizialmente diviso a metà da una linea scura verticale, sottolineando in questo modo la struttura simmetrica bilaterale del volto umano. In seguito, la pittrice tracciava delle linee scure diritte e precise, in modo da scomporre il viso in altre quattro parti simmetriche, che poi venivano riempite di arabeschi. Questi arabeschi consistevano in motivi geometrici semplici e ingenui, segni comuni a tutte le culture. I motivi decorativi impiegati per decorare il viso erano in genere tondeggianti come esse, spirali, riccioli, ed erano spesso alternati a motivi tipo lineare e spigoloso come croci o greche.
Le combinazioni di questi motivi decorativi erano semplici ma mai uguali, poiché si mescolavano in una varietà indefinita di arzigogoli. La varietà dei segni era unificata da una stessa finalità: sintetizzare in un equilibrio gradevole una coppia di segni diversi. Non solo la pittura del viso, ma anche le altre espressioni della loro arte ripetevano ossessivamente la stessa trama. L’intenzione era sempre quella di comporre una struttura tortuosa ed elementare allo stesso tempo, in cui la molteplicità degli elementi si mescolasse seguendo l’identico schema: una coppia di opposti intrecciati e unificati su piani diversi. La coppia di opposti rispecchiava un doppio principio: simmetria e asimmetria.
Lévi-Strauss interpreta questo intreccio dualistico come un sogno volto a compensare la pluralità di bisogni insoddisfatti e le contraddizioni sociali di questo popolo. La disuguaglianza produce forse ordine, ma non armonia. In mancanza di una strategia concreta ed efficace per risolvere i loro contrasti, privati anche di una sufficiente consapevolezza delle incoerenze che avvelenano silenziosamente i loro rapporti sociali, l’unico rimedio che rimaneva loro era la consolazione artistica. "...questo rimedio che è loro mancato sul piano sociale, o che non hanno creduto bene di considerare, non poteva tuttavia sfuggire loro del tutto. Insidiosamente ha continuato a turbarli. E poiché non potevano prenderne coscienza e viverlo, si sono messi a sognarlo. Non sotto una forma diretta che avrebbe urtato contro i loro pregiudizi; ma sotto una forma trasposta e in apparenza inoffensiva: nella loro arte"4.
Se infatti l’esigenza di ordine trovava una soddisfazione all’interno della rigida struttura gerarchica, esisteva anche in questa società un’opposta esigenza di reciprocità e uguaglianza che veniva cancellata, rimossa dalla sfera della coscienza comune, poiché non poteva trovare spazio nella rigida divisione in caste. Non c’era modo di esprimerla nei termini di un discorso razionale, poiché in questi termini avrebbe portato alla luce l’esistenza di una contraddizione insanabile. Come in un sogno, il coronamento di un desiderio inespresso si è compiuto in una forma irreale ma vitale, trovando nell’espressione artistica un contenitore in grado di dare una forma accettabile a ciò che non poteva venire espresso in parole. In questo modo, un desiderio incommensurabile è stato integrato in un sistema coerente, articolato in rigide divisioni.
I cinque livelli strutturali in cui si organizzano logica simmetrica e logica classica.
Se le società risultano divise e stratificate per obbedire ad un insopprimibile bisogno di ordine, anche la psiche umana può essere suddivisa in una serie di strati. Matte Blanco descrive minuziosamente i diversi livelli e le relative forme in cui si organizzano simmetria e asimmetria nella psiche umana, costruendo uno schema che può essere utile a chiarire la natura dei rapporti tra salute e malattia psichica.
1) Il primo livello, situato idealmente al limite esterno e superficiale della coscienza, è strettamente legato ai meccanismi percettivi. Si tratta del livello del pensiero cosciente, legato alla percezione di singoli oggetti, concreti o anche astratti, ma comunque ben distinti e delimitati. La distinzione e l’asimmetria raggiungono qui la loro massima ampiezza. Le nozioni più semplici e quotidiane (questo è un tavolo, oggi fa freddo) fanno parte di questo strato della psiche.
Per esplorare i rapporti tra il singolo oggetto e gli altri bisogna scendere leggermente al di sotto della massima estensione della logica asimmetrica. Oltre al singolo oggetto che stiamo considerando appaiono in scena i diversi tipi di relazione che esso presuppone. Ad esempio, se osserviamo un tavolo, possiamo osservare che questo è diverso da una sedia (relazioni di tipo asimmetrico), ma anche che appartiene insieme alla sedia alla categoria dei mobili (relazione di somiglianza, esempio di struttura bi-modale). Dunque, ogni oggetto, pur essendo distinto dagli altri, contiene potenzialmente una quantità illimitata di relazioni con gli altri oggetti, e una porzione di queste relazioni partecipano già del modo di essere indivisibile. Si tratta comunque di relazioni agevolmente accessibili alla coscienza, facili da descrivere e analizzare verbalmente.
2) Il secondo strato è caratterizzato soprattutto dalla presenza di emozioni. Come abbiamo visto, le emozioni, come le strutture inconsce, sono costruzioni bi-logiche. Come i processi inconsci dunque le emozioni contengono simmetrizzazioni, che si accompagnano sempre a rapporti di tipo asimmetrico. Mentre nel primo strato il modo indivisibile partecipava sotto la forma di strutture bi-modali, vediamo che ora compare il principio di simmetria.
Più l’intensità delle emozioni aumenta, più sembra contenere quelle che Matte Blanco chiama "esperienze di infinito", e più diventa difficile esprimerle e contenerle a livello verbale. Il pensiero razionale e asimmetrico inizia già a mostrare i suoi limiti.
Quando un’emozione comincia ad eccedere i limiti di normale simmetrizzazione? Normalmente, le simmetrizzazioni devono rimanere circoscritte, ovvero all’interno di più ampie strutture di tipo asimmetrico. Un innamoramento sano presuppone sì delle forti "esperienze di infinito", ma all’interno di una razionale consapevolezza che l’essere amato, per quanto idealizzato, rimane sempre un comune mortale. Se questa consapevolezza manca, è segno che probabilmente la logica simmetrica ha iniziato ad oltrepassare i limiti di sicurezza.
3) Lo strato della simmetrizzazione della classe. Qui il principio di simmetria inizia ad estendersi, e la logica simmetrica dilaga, anche se sempre all’interno delle classi. Il risultato è che gli oggetti appartenenti alla stessa classe diventano non solo simili, ma anche identici. Se tutti gli individui appartenenti ad una classe divengono identici, ne consegue secondo la teoria di Matte Blanco che una classe corrisponde ad un individuo, e viceversa. "Una conseguenza fondamentale di questa simmetrizzazione è che ogni individuo diventa la classe e, di conseguenza, acquista tutte le potenzialità della classe o insieme, fino al più alto grado. Se l’insieme è quello delle madri arrabbiate, la madre particolare o una parte di lei - per esempio il seno - sarà sentita come immensamente pericolosa"5.
L’intensità delle emozioni a questo livello tende normalmente ad assumere valori infiniti. Questo è il territorio in cui sono state attuate le osservazioni di Melanie Klein. Si tratta di un territorio di indagine in cui le emozioni, soprattutto l’aggressività, assumono proporzioni difficilmente riducibili ad un discorso razionale.
Il sadismo infantile assume infatti toni molto violenti, che non sono limitati ai casi di anormalità: sangue, uccisioni truculente e toni apocalittici, con profusione di particolari raccapriccianti, abbondano anche nei sogni e nelle fantasie dei bambini più equilibrati.
Queste fantasie (che si ritrovano anche negli adulti) si muovono in uno scenario quantomeno insolito: la simmetria ha eliminato il tempo, in quanto gli istanti hanno bisogno di asimmetria per incasellarsi ordinatamente uno dietro l’altro. Sono fantasie fortemente impregnate di logica simmetrica, che possono promuovere uno sviluppo normale, oppure, se l’insieme delle condizioni non è favorevole, comprometterlo.
Nello scritto del 1923 "Analisi infantile" Melanie Klein descrive l’analisi di un bambino affetto da una serie di inibizioni dell’apprendimento. Questo caso particolare sottolinea egregiamente l’importanza delle simmetrizzazioni nell’evoluzione psichica.
Il piccolo paziente della Klein, Fritz, soffriva di inibizioni dell’apprendimento e di mancanza di orientamento nel tempo e nello spazio.
"L’analisi mise in chiara evidenza che questo investimento libidico, e con esso l’inibizione, si estendeva dalle attività motorie iniziali e dai giochi di movimento al percorso per andare a scuola, alla scuola stessa, alla maestra e a tutte le attività scolastiche. Per questo nelle sue fantasie le righe del quaderno rappresentavano strade, il quaderno equivaleva al mondo intero, e le lettere vi correvano sulla motocicletta rappresentata dal pennino. Il pennino poteva anche essere una barca, e il quaderno un lago. Rilevai inoltre che molti errori di Fritz (nei quali egli persistette a lungo e che scomparvero senza difficoltà solo quando furono trattati e spiegati in analisi) erano originati da varie fantasie sulle lettere dell’alfabeto, che potevano amarsi o combattere tra di loro e avere ogni sorta di avventure" 6.
Questo bambino soffriva anche di profondi disturbi a livello dell’orientamento nel tempo e nello spazio, che potrebbero essere spiegati come un effetto di simmetrizzazioni patologiche.
"A suo tempo io avevo trovato in Fritz che la sua mancanza di orientamento nello spazio era strettamente connessa alla mancanza di orientamento nel tempo. Quando si era verificata la rimozione dell’interesse per il luogo della sua vita intrauterina si era manifestata una corrispondente mancanza di interesse per il tempo di tale sua esistenza. Così erano stati contemporaneamente rimossi i due interrogativi: "Dov’ero io prima di nascere?" e "Quando c’ero, io?"7. Siccome la curiosità riguardante l’esistenza intrauterina era stata, per varie ragioni, inibita, di conseguenza anche i concetti di tempo e di spazio erano stati gravemente danneggiati. Secondo la Klein la mancanza di orientamento nel tempo e poi nello spazio in questo bambino era dovuta ad una "equiparazione inconscia" tra sonno, morte ed esistenza intrauterina. Questa equiparazione inconscia potrebbe essere una simmetrizzazione. ?
4) Nello strato ancora più profondo, il quarto, sono le classi intere ad essere simmetrizzate. Prendiamo ad esempio una classe molto ampia: quella degli animali. Quando il principio di simmetria agisce all’interno di questa classe, che comprende una varietà enorme e differenziata di sottoclassi, viene fatta tabula rasa di tutte le varie specie e sottospecie. Tutti gli animali a questo punto diventano lo stesso animale, il che significa che non è più possibile distinguere un insetto da un mammifero, o una mosca da un elefante. Tante classi si riuniscono insieme in una classe sola, formando un caos uniforme in cui non è possibile compiere distinzioni plausibili.
Questo strato corrisponde al tipo di pensiero tipico degli schizofrenici. Si tratta di un pensiero che contiene pochi rapporti ti tipo asimmetrico, e un eccesso di simmetrizzazioni che compromettono gravemente la vitalità delle funzioni logiche. Infatti, a questo strato appartengono alcune caratteristiche tipiche dell’inconscio che non sono compatibili con la logica classica: l’assenza di contraddizione e l’assenza di una separazione tra realtà psichica e realtà esterna.
Questo strato non appartiene solamente a chi è affetto da schizofrenia, ma è comune a tutti gli esseri umani. La differenza non è qualitativa, ma strutturale: l’equilibrio mentale viene compromesso quando la logica simmetrica rompe gli argini e dilaga al di là dei confini in cui è normalmente circoscritta.
La simmetrizzazione diventa patologica quando si estende al di là di certi limiti, ovvero quando non è più contenuta all’interno di strutture asimmetriche. Se la simmetria agisce all’interno di classi troppo estese, ovvero di classi che contengono una gran quantità di sottoclassi, le differenze tra i membri di questo insieme vengono annullate, e il pensiero non è più in grado di svolgere le sue funzioni. Se l’affermazione "A è una mosca" e "A è un elefante" non si contraddicono, la distinzione tra un’affermazione vera e un’affermazione falsa diventa impossibile. La legalità dell’intelletto lascia il posto al caos.
Può sorprendere il fatto che a questo livello non si trovano più le emozioni violente che abbondavano invece nel livello precedente. Invece, nell’ambito di questo strato profondo della psiche, in cui la logica simmetrica si diffonde, e i confini della logica classica si disgregano riducendosi a grandi classi che contengono più che altro un magma caotico e indifferenziato, non si trova più traccia dell’aggressività esasperata così comune allo strato precedente. L’aggressività infatti richiede la possibilità di relazioni di tipo asimmetrico, poiché presuppone un’azione e un’azione è un avvenimento che si svolge nello spazio e nel tempo (A aggredisce B, proposizione di tipo asimmetrico). Per questo motivo, i pazienti che soffrono di schizofrenia e presentano simmetrizzazioni piuttosto estese sono, contrariamente a ciò che si può immaginare, persone tranquille e pacifiche.
5) Qui le funzioni logiche, in mancanza di relazioni asimmetriche, sono sempre più disgregate, fino alla totale scomparsa del pensiero. Il limite ideale di questo strato è l’indivisibilità assoluta, la totale scomparsa delle differenze, dello spazio e del tempo. In questo limite di profondità, l’estrema complessità e molteplicità delle cose si dissolve in un infinito informe, che a sua volta tende ad uniformarsi in una cosa sola.
Nei soggetti più equilibrati questi diversi strati della psiche mantengono un equilibrio stabile, ma sempre contraddittorio. Infatti, anche se c’è effettivamente una separazione tra i vari strati, allo stesso tempo tutti gli strati restano implicitamente presenti nell’ambito di ciascuno strato. In altre parole, anche quando siamo perfettamente coscienti e in pieno possesso delle facoltà logiche, anche gli strati più profondi rimangono silenziosamente presenti in noi.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
La simmetria tra ordine e disordine.
Dissertare sulla simmetria può sembrare un’esercitazione sterile, riguardante ipotesi metafisiche che sembrano immensamente lontane dalla quotidianità. Invece le implicazioni delle ipotesi che nascono dal lavoro sia di Matte Blanco, sia di Lévi-Strauss, possono offrire degli spunti di riflessione tutt’altro che inutili.
A parte le implicazioni che il lavoro di Matte Blanco può avere nell’ambito della tecnica psicoanalitica, le sue osservazioni circa i limiti e le possibilità di espansione della logica classica interessano da vicino le problematiche che sono inerenti all’epistemologia scientifica. La speranza dello studioso in vista di una super-logica unitaria, che sia o meno plausibile, può servire comunque a far riflettere sui limiti che la logica classica incontra nel ridurre entro i suoi angusti spazi temporali e tridimensionali fenomeni complessi come le emozioni e la coscienza.
Ancora oggi, tra operatori in ambito psicologico e psicoterapeutico, infuriano infinite diatribe e discussioni tra chi intende ridurre l’essere umano ad un meccanismo composto esclusivamente da materia, e chi rivendica ancora la necessità di uno spazio per l’anima. Questa, come altri conflitti eterni tra opposti che non trovano mai la loro sintesi, probabilmente è dovuta al fatto che la vecchia dicotomia materia-spirito è ormai diventata troppo stretta. Forse lavorando in direzione di una super-logica unitaria, in grado di comprendere sistematicamente l’emozione così come si comprende la matematica, e di conciliare logica classica e logica simmetrica, si potrà addirittura riuscire a conciliare definitivamente i due opposti.
Lévi-Strauss ha paragonato a due tronchi di albero gli assi portanti dei sistemi cognitivi che reggono logicamente il peso delle culture umane.8 Riflettendo su questo dato, si può capire quanta importanza possa rivestire in ambito culturale e quindi sociale l’opposizione tra ordine-simmetria, disordine-asimmetria. Ovviamente questa coppia di termini opposti è pregnante soprattutto da un punto di vista estetico, ma secondo le osservazione dell’antropologo l’arte risulta un medium di primaria importanza, non solo come mezzo espressivo, ma anche come veicolo di ordine e legalità. Se l’arte è importante nell’ambito dell’ordine sociale, può essere utile indagare quanta importanza possa avere da un punto di vista sociale la necessità di un ordine semplice, bello e organizzato simmetricamente.
La storia della civiltà occidentale di quest’ultimo secolo ha visto l’emergere di ideologie semplici e rozze, fondate su semplici coppie di opposti. Pensiamo ad esempio all’importanza che avevano nell’ideologia nazista le coppie di opposti amico-nemico, ariano-ebreo, nazismo-bolscevismo, che intendevano risolvere in pochi e semplici termini una serie di contraddizioni sociali tutt’altro che semplici.
Le ideologie di stampo fascista si proponevano il fine di realizzare un ordine sociale dall’estetica semplice, gradevole, facilmente assimilabile; un ordine che poteva essere intuitivamente riassunto, come accadeva nelle società più primitive, in una semplice e simmetrica piramide: una piramide al cui vertice si ritrova un solo capo, e alla base una maggioranza di sudditi.
Nei sistemi sociali la simmetria si organizza dunque con l’asimmetria in strutture che hanno lo scopo di soddisfare la necessità primaria di ordine, che secondo Lévi-Strauss rende sacre le cose. In questo senso, i rituali indigeni corrispondono, secondo l’autore, alle stesse esigenze delle moderne tassonomie scientifiche. Il pensiero magico possiede la stessa struttura del pensiero scientifico, in quanto lo scopo prioritario del pensiero rimane sempre quello di dare un ordine al mondo.
Bisogna ora sottolineare che l’ordine sembra essere un’esigenza vitale, tanto da essere necessario non soltanto in vista della salute dell’ordine sociale. Lévi-Strauss infatti racconta che l’indigeno che infrange, anche inconsapevolmente, i divieti imposti dall’ordine totemico, arriva a morire a causa del terrore e del senso di colpa9.
A questo fatto derivato dalle cronache di viaggio dell’etnologo possiamo riallacciare la concezione di equilibrio psichico così come viene concepita e descritta da Matte Blanco. A volte, in ambito psicoanalitico si sente parlare di fantasie psicotiche o nevrotiche, in un modo che sembra indicare nella qualità dei contenuti fantastici la discriminante tra salute e malattia. Matte Blanco non condivide affatto questa opinione, che d’altra parte è comunemente diffusa anche tra molti profani. Infatti, esiste un’opinione ancora molto diffusa che traccia tra salute e malattia mentale uno scarto qualitativo incolmabile. Invece, la patologia o il livello di aggressività non dipenderebbe dal tipo di contenuti presenti in una fantasia, ma dalla funzione strutturale svolta dalla fantasia all’interno dell’intero sistema psichico. In altre parole, come nel caso delle culture descritte da Lévi-Strauss, salute e malattia non dipendono dai contenuti, ma dalla struttura, ovvero dalla formulazione dei vari livelli di asimmetria e simmetria. L’equilibrio tra simmetria e asimmetria, così importante nel campo dell’espressione artistica e, seguendo le indicazioni di Lévi-Strauss, nell’ambito culturale in generale, sembra fondamentale anche a livello psicologico.
Il modello che ci propone Matte Blanco ci mostra la psiche umana come una costruzione di estrema complessità, fragile perché intimamente contraddittoria. La psiche è un organismo tendenzialmente instabile poiché deve articolarsi in strutture dinamiche, in perpetua evoluzione.
Si tratta di strutture che non possono in alcun modo venire riassunte in modelli articolati in semplici dicotomie. Inconscio e coscienza non corrispondono esattamente a questo dualismo, così come non vi corrisponde esattamente l’opposizione simmetria-asimmetria. Certo, possiamo intuire dall’esterno la presenza di un profondo strato inconscio in cui la simmetria è assoluta, in cui non esistono più differenze e divisioni. Ma la coscienza risulta un miscuglio dinamico e intimamente incoerente, in cui i due modi di essere antinomici si intrecciano, in cui la logica classica si alterna a formazioni bi-logiche. In altre parole, significa che il linguaggio della razionalità (la logica classica, con le sue divisioni e limiti) non è mai scisso completamente dal linguaggio delle emozioni (che non ha limiti, e tende all’infinito).
L’Io è dunque costantemente impegnato nello sforzo di integrare e tradurre il linguaggio dell’inconscio e delle emozioni, che non è commensurabile con la logica classica, in un sistema che sia invece razionale e, per quanto è possibile, stabile. È chiaro che non sarà mai possibile costruire un sistema perfetto.
Le difficoltà organizzative che si ritrovano al livello dell’organizzazione della singola psiche si ripropongono, ma amplificate al massimo, nell’ambito dell’organizzazione sociale.
Ovviamente, a questo livello raggiungere un sistema razionale e relativamente stabile è ancora più difficile. Una moltitudine di interessi coscienti e concreti e di necessità materiali, incrociandosi con bisogni oscuri e inconsapevoli, confluisce in sistemi culturali che hanno la pretesa di comprendere e giustificare il tutto. Ma queste società che si impongono di costituire istituzioni e consuetudini totalizzanti ed equilibrate sono società formate da esseri viventi, e quindi necessariamente sottoposte a cambiamenti continui che mandano in frantumi qualsiasi pretesa utopica di un ordine perfetto e giusto. Il sistema sociale deve possedere dunque un dinamismo logico, essere in grado di cresce sotto l’influsso dei cambiamenti senza deteriorarsi.10
Abbiamo visto che i sistemi di classificazione sociale vengono rappresentati da Lévi-Strauss come alberi. Adesso possiamo specificare meglio in che modo, seguendo lo schema proposto dall’autore, la società si evolve seguendo i cambiamenti imposti dal tempo. Il fondamento di questi sistemi, deve essere fortemente radicato in una motivazione forte, così come il tronco dell’albero deve essere robusto e verticale. Le prime distinzioni, come i primi rami che si biforcano dal tronco che devono ancora sostenere il peso dei rami superiori, sono comunque legate da forti motivazioni e non dall’arbitrio. Ma nei rametti terminali, che non devono sostenere nulla, la casualità aumenta. Quindi le prime distinzioni che reggono un sistema sociale devono essere forti in quanto intelligibili, per poi ramificarsi e affinarsi in una sorta si struttura sempre più sottile, sempre più vuota di contenuti.
La differenza tra salute e malattia, ordine e caos può quindi essere definita nello stesso modo sia nel caso del singolo uomo, sia nel caso della società di uomini. Abbiamo visto che la simmetria, per non causare danni, deve rimanere incapsulata all’interno di più ampie strutture asimmetriche. Una solida base di strutture asimmetriche (ovvero di distinzioni "forti") deve supportare una ramificazione più complessa e intricata, e , sulla base di essa, simmetria e asimmetria si intrecciano ancora in ramificazioni sempre più intricate e sempre più lontane da un senso forte.
Secondo questo modello, l’equilibrio psichico non dipende dal principio di simmetria, ma dalla funzionalità della struttura in cui la simmetria si intreccia con il suo opposto, l’asimmetria. Non è dunque possibile ritrovare l’esatta e pacifica equivalenza tra ordine e simmetria che appartiene alla tradizione. Simmetria e asimmetria si intersecano volubilmente in strutture in cui non vi sono corrispondenze semplici ed rigorose: non è possibile trovare una formula agevole che dia la certezza di ottenere una struttura equilibrata.
Tuttavia è innegabile che sussista un rapporto molto stretto tra ordine e simmetria, rapporto che sembra rivestire un’importanza fondamentale nell’equilibrio psichico. Di certo quando l’armonia tra simmetria e asimmetria viene spezzata, emergono la disarmonia, l’aggressività, la sofferenza.
Matte Blanco intravede l’esistenza di uno strato profondo della nostra psiche in cui il principio di simmetria porta alla totale indivisibilità, uno stato di pace assoluta in cui però il pensiero è impossibile. Ma lo strato superficiale della psiche, che corrisponde al livello dell’Io cosciente, si ritrova invece ad essere fortemente permeato da strutture di tipo asimmetrico. Questo livello infatti è quello più vicino al mondo esterno, e quindi al mondo dell’avvenimento e dell’azione. Si tratta del livello in cui la logica classica, costituita da strutture asimmetriche, esercita la sua massima influenza. Qui, la salute richiede che la simmetria sia rigidamente circoscritta e contenuta, all’interno dei limiti asimmetrici di quella che comunemente viene chiamata "ragione". Dunque, nell’ambito della coscienza, l’ordine e l’equilibrio necessitano di alte dosi di asimmetria.
Bisogna ricordare che il pensiero umano, almeno finora, si è mosso all’interno della cornice della logica classica, che non può fare a meno di distinzioni e dunque non può accedere al modo indivisibile. Quando rappresentiamo in una sfera la simmetria perfetta, compiamo in realtà una divisione. Già il fatto di pensare una singola figura, circoscritta in uno spazio tridimensionale e divisa dal resto del mondo, significa formulare una relazione di tipo asimmetrico. Inoltre, bisogna notare che pensando ad una sfera creiamo una relazione di tipo triadico (noi, la sfera, e la relazione reciproca), agiamo nell’ambito della logica classica, e svolgiamo un’operazione che appartiene allo strato più superficiale della psiche.
Secondo l’ottica di Matte Blanco il rappresentare la perfetta simmetria in una sfera potrebbe essere descritto come un compromesso, una struttura bi-modale in cui modo indivisibile e modo eterogeneo trovano un equilibrio stabile, ma all’interno di una relazione asimmetrica. Dunque, persino la sfera, tradizionale rappresentazione dell’equivalenza tra ordine e simmetria, risulta in fin dei conti contenuta in una struttura asimmetrica.
Le difficoltà di integrazione tra il modo di essere indivisibile e il pensiero, che non può fare a meno delle distinzioni e delle regole della logica classica, rendono comunque necessaria l’integrazione della logica simmetrica in costruzioni in cui sono sempre e comunque presenti relazioni di tipo asimmetrico. L’unica regolarità in questo tipo di costruzioni può essere rintracciata seguendo la stratificazione della psiche disegnata da Matte Blanco: la percentuale di logica simmetrica aumenta gradualmente con l’aumentare della profondità degli strati psichici, forma strutture instabili, fortemente impregnate di aggressività negli stati intermedi, per poi ritrovare la stabilità completa in un ipotetico fondo di indivisibilità assoluta, in cui non vi sono più differenze né divisioni.
L’esigenza di costruire un ordine problematico trova una eco nell’ottica di Lévi-Strauss. Come nelle strutture psichiche descritte da Matte Blanco, nelle strutture formali descritte dall’antropologo non è la simmetria a creare l’ordine e la stabilità, ma la vitalità della struttura. In essa la simmetria può essere presente in minori o maggiori quantità, ma anche in questo caso sempre e comunque inserita in schemi asimmetrici. La funzionalità dello strumento e la bellezza della forma, così come la solidità dell’equilibrio psichico, risultano condizionate comunque dalla presenza di una percentuale di simmetria, ma questa percentuale non è direttamente proporzionale né alla bellezza né alla funzionalità né all’ordine stabile della struttura.
Lévi-Strauss cita le parole molto significative di un teorico della tassonomia, G. G. Simpson, tratte da Principles of Animal Taxonomy (New York 1961): "Gli scienziati tollerano il dubbio e la sconfitta, perché non possono fare altrimenti. Ma la sola cosa che non possono e non debbono tollerare è il disordine. La scienza pura ha il solo scopo di portare al suo punto più alto e più cosciente la riduzione di quel modo caotico di percepire, nato a un livello inferiore e probabilmente inconscio, alle origini stesse della vita."11
Confrontiamo queste parole con quelle di Matte Blanco: "Esploriamo ancora questo stato di cose così misterioso che, malgrado tutto, è sempre "là": il modo indivisibile sembra essere la base o il fondamento di ogni cosa e questo fatto si rende ancora più visibile in uno studio attento delle manifestazioni emozionali."12
Solamente a questo livello possiamo immaginare un’impensabile equivalenza tra ordine e simmetria: in questo ipotetico strato profondo e indivisibile, in cui la pace è assoluta in quanto non esistono differenze, a cui il pensiero può accedere solo indirettamente, traducendo l’inesprimibile in modo imperfetto.
L’uomo che emerge alla fine del percorso svolto da questa tesi appare estremamente conflittuale, essenzialmente instabile, impegnato a costruire faticosamente un equilibrio su una base oscura. La coscienza sembra allargarsi stentatamente, articolandosi e progredendo a piccoli passi, attraverso un avvicinamento lentissimo ai meccanismi che sono lo stesso principio della sua esistenza. Si tratta di un progresso che al momento avanza pretese modeste, limitandosi alla dinamica costruzione di un ordine che vuole essere più semplice, più leggibile, più vicino al vero.
In particolare, seguendo la lezione di Matte Blanco, la conoscenza dell’inconscio appare come un difficile processo di traduzione, in cui un mondo troppo complesso deve in qualche modo essere travasato in quel contenitore troppo angusto che è la coscienza. Forse è proprio per stabilire un maggiore ordine che egli sente la necessità di ipotizzare un dualismo di fondo: tale è l’antinomia fondamentale, che consiste nella scissione radicale tra il modo di essere "eterogenico" e il modo di essere "indivisibile".
Il modo di essere eterogenico si esprime attraverso la logica classica, la stessa logica del discorso scientifico, che se è risultata fruttuosa nell’applicazione della scienza alla tecnica, mostra tuttavia i suoi limiti di fronte alla varietà dell’oggetto da conoscere. Ad esempio, la logica non è mai stata in grado né di quantificare, né di descrivere efficacemente il vissuto delle emozioni. La scienza non è ancora riuscita a spiegare la psiche a partire della sua composizione biochimica. Tutto questo ci dimostra che siamo ben lontani dal traguardo prospettato da Lévi-Strauss: ritrovare l’unità oltre le opposizioni tra natura e cultura, anima e corpo, vita e materia inanimata.
La sintesi di questi opposti sembra ancora impossibile, e almeno nella loro funzione metodologica essi devono essere conservati. Ma il dualismo tra simmetria e ordine da una parte, asimmetria e disordine dall’altra, deve essere ormai rivisto.
La simmetria è il linguaggio peculiare dell’inconscio e l’asimmetria è il linguaggio proprio della coscienza, ma per realizzare una struttura stabile debbano essere necessariamente presenti entrambe. La simmetria non è direttamente proporzionale all’ordine, ma alla totale mancanza di ordine, un disordine tale che non può essere concepito correttamente dal pensiero, ma solo vagamente intuito.
Nella prima parte di questa tesi abbiamo visto come la coscienza nasce da una prima scissione tra il Sé e il non Sé, quando il lattante apprende, attraverso la frustrazione, di non essere un tutt’uno con la madre. Prima della nascita della coscienza non c’è pensiero: c’è emozione, istinto, inconscio, quello che può essere definito il territorio del principio di simmetria. Anche i sistemi culturali nascono idealmente da una coppia di opposti, e crescono attraverso una lunga serie di differenziazioni. Il pensiero nasce dunque dalla differenza, cresce nella differenza, si basa sulla differenza.
Lévi-Strauss ha sottolineato più volte che l’ordine è l’esigenza prima e insostituibile dell’essere umano, e in questo senso non dice nulla di nuovo. Ma quale ordine? Riportiamo le parole di Dagobert Frey, che riassumono la concezione classica di ordine come sinonimo di simmetria: "simmetria significa quiete e connessione; asimmetria, moto e indipendenza; l’una significa ordine e legge, l’altra arbitrarietà e caso; l’una rigidità formale e costrizione, l’altra vita, gioco e libertà."13 Se il pensiero si basa sulla differenza, se la logica classica e il pensiero scientifico si basano su relazioni di tipo asimmetrico, forse è meglio abbandonare l’equivalenza tra ordine, logica e simmetria.
Abbiamo visto che per l’ordine mentale è necessario che la simmetria sia inclusa in strutture asimmetriche per permettere la salute mentale e la sopravvivenza del pensiero. Si può forse dire che l’ordine nasce dall’asimmetria, ma è costruito su mattoni di simmetria.
NOTE
III PARTE
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
1
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.225.2
Ibidem, p.352.3
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit., trad. it. pp.147-214.4
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, cit., trad. it. p.185.5
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.62.6
Melanie Klein, Contributions to Psycho-Analysis, The Hogart Press, London, 1948, Developments in Psycho-Analysis, The Hogart Press, Londra, 1952. Scritti 1921-1958, traduzione italiana di Armando Guglielmi, Boringhieri, Torino, 1978, p.119.7
Ibidem, p.118.8
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage cit., trad. it. p.162.9
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, cit., trad. it., p.90.10
Ibidem, pp.174-175.11
Ibidem, p.22.12
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, cit., trad. it. p.11013
Hermann Weill, Symmetry, cit., p.22.BIBLIOGRAFIA
Claude Lévi-Strauss, Tristes tropiques, Librairie Plon, Paris, 1955. Tristi tropici, traduzione italiana di Bianca Garufi, il Saggiatore Economici, Milano, 1994.
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, Librairie Plon, Paris, 1962. Il pensiero selvaggio, traduzione italiana di Paolo Caruso, Milano, il Saggiatore, 1996.
Ignacio Matte Blanco, Thinking, Feeling, and Being. Clinical Reflections on the Fundamental Antinomy of Human Beings and World, Routledge, London - New York, 1988. Pensare, sentire, essere, traduzione italiana di Pietro Bria, Einaudi, Torino, 1995.
Ignacio Matte Blanco, The Unconscious as Infinite Sets. An Essay in Bi-Logic, Gerald Duckworth & Company Ltd, London - New York, 1975 L’inconscio come insiemi infiniti. Un saggio sulla bi-logica, traduzione italiana di Pietro Bria, Einaudi, Torino, 1981.
Hermann Weill, Symmetry, Princeton University Press, Princeton, 1952. La Simmetria, traduzione italiana di Giliola Lopez, Feltrinelli, Milano, 1962.
Direttore di redazione Jean Dubois, Dictionnaire de la langue française Larousse, Paris, 1992, pp.1821-1822.
Krzysztof Pomian, L’ordre du temps, Gallimard, Paris, 1984.
Sigmund Freud, Gesammelte Werke, 18 voll., S. Fischer Verlag GmbH, Francoforte, Imago Publishing Co., Ltd., Londra, 1940-1950. Opere, traduzione di Cesare Musatti, Boringhieri, Torino, 1980.
Stefania Rossini, Dieci psicoanalisti spiegano i temi centrali della vita, Milano, Edizione CDE S.p.A. su licenza Rizzoli, 1985.
Claude Lévi-Strauss, Didier Eribon, De près et de loin, Éditions Odile Jacob, Paris, 1988. Da vicino e da lontano, traduzione italiana di Massimo Cellerino, Rizzoli, Milano, 1988.
Melanie Klein, The psychoanalisis of children, The Hogarth Press, Ltd, London, 1950. La psicoanalisi dei bambini, traduzione italiana di Giorgio Todeschini e Carlo Carminati, a cura di Lydia Zaccaria Gairinger, Firenze, Martinelli,1970, pp.66-67.
Melanie Klein, Contributions to Psycho-Analysis, The Hogart Press, London, 1948, Developments in Psycho-Analysis, The Hogart Press, Londra, 1952. Scritti 1921-1958, traduzione italiana di Armando Guglielmi, Boringhieri, Torino, 1978.
Hanna Segal, Klein, 1979. Melanie Klein, traduzione italiana di Lola Blabo, Boringhieri, Torino, 1981.
Renzo Canestrari, Psicologia generale e dello sviluppo, CLUEB, Bologna, 1984.
Wilfred R. Bion, Attention and Interpretation. A scientific Approach to Insight in Psycho-Analysis and Groups, Tavistock Publications, Londra, 1970. Attenzione e interpretazione, traduzione italiana di Antonello Armando, a cura di R. Canestrari e C. Cipolli. Armando Armando, 1973, 1992 Terza Ristampa.
Ernst H. Gombrich, Freud’d Aesthetics, 1965, pubblicato in "Encounter", vol.XXVI, 1966. Freud e la psicologia dell’arte, traduzione italiana di Fiammetta Moronti, a cura di Camilla Roatta e Anna Bovero, Einaudi, Torino, 1967 e 1992.
Ulric Neisser, Cognition and Reality. Principles and Implications of Cognitive Psychology, Freeman and Company, San Francisco, 1976. Conoscenza e realtà, traduzione italiana di Maria Bagassi, il Mulino, Bologna, 1981.
Bruno Bettelheim, The Empty Fortress, The Macmillan Company, New York, 1967. La fortezza vuota, traduzione italiana di Anna Maria Pandolfi, Garzanti, Milano, 1981.
Immanuel Kant, Kritick der reinen Vernunft, 1781-87. Critica della Ragion Pura, traduzione italiana di Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice, Laterza, Roma-Bari, 1995.
James George Fraze, The Golden Bough, 1911-15, edizione ridotta del 1922. Il ramo d’oro, traduzione italiana a cura di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, Roma, 1992.
Arlette Farge, Jacques Revel, Logiques de la foule l’affaire des enlèvements d’enfants Paris 1750, Hachette, Paris, 1988. Traduzione italiana a cura di Claudio Milanesi, La logica della Folla, Laterza, Bari, 1989.
Aldo Giorgio Gargani, La frase infinita. Thomas Bernhard e la cultura austriaca, Laterza, Roma-Bari, 1990.
Martin Heidegger, Platons Lehre, Verlag A. Francke A.G., Berne, 1947. Traduzione italiana a cura di Andrea Bixio e Gianni Vattimo, La dottrina di Platone sulla verità. Lettera sull’umanismo, Società Editrice Internazionale, Torino, 1978.
Carole Lévesque, "Anthropologie et Sociétés", Présentation. La nature culturelle. Trajectoires de l'anthropologie écologique contemporaine, vol. 20-3, Département d'anthropologie de l'Université Laval, Québec, 1996.
Silvia Bonino, "Psicologia Contemporanea", I riti della vita quotidiana, n.82, Giunti, Firenze, LUGLIO-AGOSTO 1987.
Mario Farnè e Andreina Sebellico, "Psicologia Contemporanea", La rimozione, n.83, Giunti, Firenze, SETT.-OTT.1987.
Mario Farnè e Andreina Sebellico, Psicologia Contemporanea "L’identificazione", n.84, Giunti, Firenze, NOV.-DIC.1987.